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October 30 Istantanee Reggiane
Il weekend che è passato ha lasciato parole in punta di lingua, e solo ora trovo il tempo per dare loro voce. Fotografie, istantanee, miniature di quelle da mettere nel medaglione e guardare quando ci sembra di avere dimenticato il suono della parola “amore”, o quando la pioggia ingrigisce i lineamenti del volto, proprio come succede in questi giorni di meteo incerto – e mi piacerebbe che fosse solo il meteo..
*** Il gigante dalla voce tonante e i muscoli forti sembra spezzarsi di tenerezza da questa angolazione – strano profilo, piccolo naso su zigomi grandi, mano piena di musica che esita nel tentativo inutile di una carezza. Quanto può essere disarmante il sorriso di un bambino? Quella bocca sdentata, quella lingua cicciotta e quegli occhi azzurri che gorgogliano una risata.. quale può essere il loro potere? La manina pura e smaliziata afferra l’enorme falange che si avvicina al viso, e il gigante si scioglie, l’immagine si sfuoca, e piccole lacrime di dolcezza fanno capolino al lato degli occhi. Che presto una piccola creatura possa portare i tuoi lineamenti per il mondo, Uomo!
*** Occhi azzurri e penetranti e un sorriso stanco - di lottare, di recitare ogni giorno un copione pesante fatto di malattia e voci crudeli, di sonno indotto e di emozioni pure. Perché non c’è differenza tra te, con i tuoi quarant’anni e la tua strana sensibilità, e quel neonato che ti dorme accanto. Perché non c’è che la meravigliosa forza dell’amore di due fratelli che dividono un peso comune sulle loro spalle, e non importa se è il più piccolo a sopportarne di più, e con maggior coraggio e saggezza, con infinita dedizione e tenacia. C’è una mano stretta con tenerezza su una coperta stesa al suolo, minuti e minuti di un’intensa, reciproca promessa, e io non dovevo vedere, ma ho visto, e non potrò dimenticare facilmente tutto l’amore di quelle due mani, tutta la loquacità dei vostri volti sereni, tutte le tribolazioni iscritte nei vostri lineamenti così diversi. Fratelli. Perché forse questa parola non ha bisogno di alcuna spiegazione, perché forse tutto quello che siete è racchiuso proprio lì, esistenze che si sostengono e si abbracciano e si compenetrano e si influenzano inevitabilmente. Tutto nella semplice, dolcissima stretta di mano di un poeta e di un vecchio bambino.
Grazie, per tutto questo, e per tutto il resto.
La Fata.
October 22 Acoustic nightsSerate soft, di giochi e parole, di immagini e connessioni trasversali.
Le otto ore di lavoro, incerto, caduco e traballante, si rarefanno nell’aria della notte. Acustica.
Foto di Alfogator per Enima, acoustic version.
Grazie a chi c'era, a chi ha preso la fata per mano facendola volare via.
Morgana October 15 Amore
Amore.
È tutto racchiuso in questa parola, nel tuo modo assolutamente unico di pronunciarla, con lo sdrucciolo finale che ne smorza la rotondità, con lo slancio iniziale intonato. Sta tutto nella tua espressione mentre lo dici, nella bocca indefinita che si apre mettendo in mostra quel sorriso da monello, nella luce che brilla in fondo agli occhi.
Amore.
Lo puoi pronunciare in tutti i modi – interrogativo, esclamativo, urlato, sussurrato, cantato, stonato, sonnacchioso, squillante – , ogni volta è un sussulto, un battito di cuore perso per sempre nell’ordine delle cose, un vuoto spinto sulla ritmica regolare della vita.
Amore.
Tu mi chiami amore, proprio tu, che stai diventando la ragione per mettere un passo dietro l’altro. Tesoro, stellina, musetto, regina, principessa, parole serene e graziose, giochi di stile di innamorati ridicoli. E, in mezzo a tutte, Amore. Come un papavero rosso in un campo di grano, una stilla purpurea tra la normalità delle cose, una diversità che attira gli occhi in mezzo a tutto il resto.
Appoggio la mia testa sulla tua spalla delicata e mi accoccolo nel tuo calore, nel tuo attento odore di uomo. Se è un sogno, mio buffo poeta, non svegliarmi mai.
“Amore”. October 14 MusoÈ come se l’ispirazione avesse un linguaggio, che viaggia e matura con il trascorrere delle stagioni. È come se in certi periodi non ci fosse spazio che per le canzoni, in altri per infinite prose colorate. È come se i momenti di metrica e di romanzo si alternassero come le oscillazioni di un pendolo antico.
Mi trovo così in uno stato di fertilità musicale, partiture di archi che si sovrappongono a riff di chitarra, tempi in quattro quarti che lasciano spazio alla serenità dei sei ottavi. Come se nei momenti di gioia e di attività non ci fosse spazio che per la musica, come se negli sguardi tesi dei compagni che arrangiano e sbirciano in sé per trovare una soluzione armonica e un lampo geniale a completamento di quello che hai offerto loro ci fosse la conferma che tu sei, esisti e esisterai grazie a quello che stai facendo. Come se un pomeriggio in una stanza, una chitarra e un’idea piena di amore, fosse un passo in più verso la condivisione, un seme gettato nella terra del reciproco sostegno - il mio Muso parla un linguaggio diretto al mio cuore e traduce in semplicità le mie intuizioni senza bisogno di alcuna spiegazione.
Le prose giacciono inermi a sbirciare la mia vita dallo schermo, e non riesco a trovare dentro lo slancio per immergermi nel loro fiume. Come se ora non fosse il momento, né io voglio forzare la mano. Arriverà, il giusto tempo, basta saperlo aspettare. O forse dovrò solo imparare a cambiare lingua con agilità, come faccio quando seleziono dalle mie cartelle mentali l’inglese o il francese da inframmezzare alla mia lingua madre. Forse è solamente una questione di allenamento – non temere, Morgana: non credi minimamente a questa affermazione!
Chiudo gli occhi e mi assale una nuova marea, la lascio entrare e riempire gli anfratti delle strade della mia testa con il rombo di un basso pulsante.
Accolgo la tua Tenace presenza Dentro me.
Enima, Stella Polare October 09 Morganalafee pt 1Il tempo è una strana molla, a volte intensa e ritorta su se stessa come un ricciolo ribelle, altre distesa e tranquilla come un lungo capello di seta bionda. Qualche volta, e forse più spesso di quanto ci rendiamo conto, sembra essere entrambe le cose. Ora è così.
Ne succedono mille e sono tutte scandite ed eternamente tatuate attorno al mio polso, una specie di ghirigoro che urla la mia libertà. Sono tutte lente e gustate come un vino intenso, che lo culli sul palato e lo fai passare con attenzione su tutte le sezioni della lingua per esaltarne la rotondità, le asperità, il profumo severo del mosto e il ricordo della terra che lo ha cresciuto. Sono tutte troppo veloci per poter lasciare il senso di sazietà, ma la loro gradazione riesce comunque a inebriare il cervello e a stordire tutti i sensi.
È così che arrivano le serate ben riuscite in cui il feeling è al massimo, il pubblico risponde come si deve e attorno non vedi che sorrisi. In cui un centinaio di persone canta la canzone che stai intonando, e ti stupisci e non puoi che rimandare indietro le lacrime di emozione. In cui la persona che ami abbraccia il tuo progetto e senti che sinceramente lo sostiene, e questo ti porta a volerci investire se possibile ancora di più. Perché è bello sentire che coloro che contano credono in te e in quello che fai. È bello abbracciare i fisici statuari dei tuoi compagni e sentire in loro la tenacia del sole, e capire che sono contenti, e che non hai tradito la grande fiducia che ti regalano ogni volta che li hai tutti e quattro alle spalle, a pompare in alto le tue parole con la loro musica. Grazie, Enima.
(grazie a Mirko Superbura per le immagini)
È così che arrivano i weekend intensi, con le piccole conquiste, le gite folli tra migliaia di persone in festa, e tu ti trovi semplicemente protetta in una mano che stringe la tua, tra nuove cure, ammantata di una luce che porta la folla a non contare più nulla, quello che conta sono fiocchi di neve, vin brulé, freddo intenso e occhi verde nocciola che ti rapiscono l’attenzione, una voce nasale e calma che ti stilla pace, pace e pace, tanta pace da farti scoppiare il cuore.
È così che si entra in mura dipinte di caldo buonumore, e calano le tende dell’intimità, riccioli ribelli sul cuscino che disegnano sogni mentre dormi e respiri e potrei rimanere a guardarti per tutte le notti della mia vita, ma si alza la nebbia di noi, che rimanga fuori da queste pagine, tesoro mio.
È così che succedono cose, che si infiammano gli animi, che scattano molle che portano la vita a girare di nuovo – una nuova boa in mezzo alla quale girare, il naso teso verso un vento sconosciuto che porta dei cambiamenti. È così che si disegnano dentro rancori verso persone che dovremmo amare, e il cordone ombelicale stride e brucia come appena reciso, e si aprono sotto di sé strade liquide illuminate da una ragnatela di luci e rivoli di sudore sulla fronte dietro alle note di un piano amico – un antico piano che per tanto non abbiamo avuto il coraggio di ascoltare. Come se col giro di boa la sensibilità si fosse ampliata, come se in presenza dell’amore fosse tutto molto più intenso, anche la sofferenza, anche l’impotenza nel ricambiare quello che tanto generosamente e quasi follemente ci viene donato. Ma forse questi sono solo discorsi privati e incomprensibili a chi non era seduto con me a un tavolo, ieri sera. Quello che so è che il mio guerriero è sveglio e sta lottando, oggi, nobile guardiano del mio instabile equilibrio.
Il tempo è una strana molla, e queste sono solo le ombre di cinque giorni. Eppure sembra una vita intera!
A presto.
Morgana. |
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