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    December 28

    I Timoria non suonano più

     
    Sono una nostalgica. Una di quelle persone che vivono il presente tuffate nel passato. Che di ciò che è stato fanno idoli e miti, che rivivono mille volte le situazioni sognando ogni volta un finale differente. E in quel finale credo, e lotto per avere una nuova possibilità, per poter recuperare quello che, col senno di poi, si è rivelato sbagliato.
     
    Sono una fan dei Timoria. Gruppo rock bresciano composto da alcuni elementi di spicco, tra cui il buon Francesco Renga. Il nostro ha lasciato la band dopo tredici anni di militanza onorata, nel 1999. Sono sette anni che aspetto che si rimettano assieme. Vedrai. Lo hanno fatto i Police. Gli Europe. I Red Hot Chili Peppers. Perché non i Timoria? Sono quattordici anni che il cd di Senza Vento gira a rotazione nel mio stereo. Spesso seguito da 2020 - Brain Machine, Ritmo e Dolore, Colori che esplodono, Storie per vivere, Senza Tempo... Ogni volta la musica è un misto di sensazioni, di goduria estrema e di speranza.
     
    Venire a lavorare il 28 dicembre è più un gioco che altro. nessuno ti scrive, nessuno ti chiama. Puoi fare un sacco di archivio, se ne hai bisogno. Peccato che sono così pissera da fare l'archivio giorno per giorno. Quindi, ho passato buona parte della mia giornata a cercare novità sui Timoria. Che più o meno equivale a cercare novità su Napoleone. 
     
    Ecco, un punto nella mia vita. Oggi ho realizzato che i Timoria non ci sono più. E non solo non ci sono più: non torneranno.
     
    Eppure la loro alchimia era vincente, il mix musicale fantastico, le idee potenti. Perché quel progetto non ha funzionato?
     
    Guardo al Renga di oggi, quell'uomo meravigliosamente solare e sorridente, sereno davanti ai riflettori (non mi metto a sindacare sulla vita privata di nessuno, quello che mi importa di un cantante è la musica, per il resto mi fido di quello che vogliono farmi vedere). Ascolto i suoi brani, che, per una volta, mi trasmettono un brivido, un'emozione. Come se dietro le quintalate di effetti di studio per rendere il tutto orecchiabile e piacevole per l'ascoltatore medio-basso, ci fosse qualcosa di vero. Un'anima che gli calza tanto bene quanto le giacche sartoriali che hanno preso il posto dei vecchi vestiti in pelle. Un uomo nuovo che, finalmente, torna a comunicarmi qualcosa.
     
    Oggi non ho solo capito che i Timoria non torneranno assieme. Ho anche capito PERCHE' non torneranno assieme. Perché il loro momento, la loro alchimia, la loro magia non sono più attuali. Appartengono al passato. Le persone che ne facevano parte hanno vissuto intensamente un progetto che ha dato tantissimo a loro stessi e a chi in quel progetto si è riconosciuto. Ma la pagina si è conclusa, in fondo al libro c'è scritto fine. E, no, non possono tornare. Sono andati avanti. Sono cresciuti. Sono uomini nuovi.
     
    Mi ritrovo a pensare al "mio gruppo", alla magia e all'alchimia del passato in cui, giorno per giorno, continuo a sperare e investire energie. Credo che sia giunto il momento di abbandonare il campo. Credo che Renga debba crescere e trovare nel cuore il sorriso meraviglioso delle persone serene, la propria armonia. Credo di dovermelo, in un modo o nell'altro. Devo lasciare i Timoria. Potrò sempre ascoltare la loro musica, rivedere i vecchi live, godere dei ritornelli che mi piacciono tanto, ma devo proseguire nel mio cammino e cercare di costruire qualcosa che abbia il profumo e il taglio degli abiti nuovi.
     
    Forse ho fatto un passo. Speriamo che sia quello buono.
     
    Morgana
     
    December 24

    Quelli che...

    QUELLI CHE....
    ..Io invece ho paura di essermi innamorato!!! (In bocca al lupo, scemo!!)

    QUELLI CHE....
    ...con la febbre alta si trascinano in un posto freddissimo e stanno lì ore perché il calore che ti danno i compagni è più forte della febbre...

    QUELLI CHE...
    ...in maniera schietta di sbattono in faccia parole che con la loro ferocia risolvono magicamente una situazione.

    QUELLI CHE...
    ...si fermano nella piazzola di servizio dell'autostrada solo per darti un bacio!

    QUELLI CHE...
    ...ti regalano una serata indimenticabile e emozioni uniche con le loro voci, mai sentite da fuori

    QUELLI CHE...
    ...si litiga e si discute ma alla fine ci si abbraccia di cuore..

    QUELLI CHE...
    ...ti accettano in un gruppo come se ne avessi sempre fatto parte, e ti fanno sentire che ci sono...

    QUELLI CHE...
    ...ti odio per come sei. Io invece ti amo proprio per quello che sei. E sono fierissima di me stessa per questo.

    QUELLI CHE...
    ...copiano i post dalle persone speciali, come ho fatto io.

    Perché le persone speciali esistono, e sono quelle che mi stanno riempiendo la vita, con i loro gesti, con i loro sorrisi, con le loro frasi su un blog. Stano cancellando ogni giorno quella parte di me che non vuole volare, e aiutano la fata a ritrovare il sole. A vivere questo Natale con la stessa voglia e gioia di quando ero bambina. A pregare per i doni con la stessa tenacia, a credere sempre che le preghiere verranno ascoltate.

    Avevo dimenticato delle cose, nei mesi passati, ed alcuni di voi mi hanno aiutato a ricordarle.

    Non sempre tutto può andare come vorremmo. Il bello della vita è prendere quello che viene, e godere della gioia e dell'intensità che ogni singola situazione offre. Il bello della vita è non dimenticare la poesia, il sogno, il gioco. Il bimbo e la fata che abbiamo dentro.

    Tuffo le mani nei capelli pieni del sale della mia Terra.

    Buon Natale a tutti.

     Morgana
    December 18

    Ciclicismi

     
    La sensazione di questi giorni è di stare con i piedi in un pantano viscido. Cerco di uscirne , mi muovo, metto in moto realtà sempre più vaste col risultato che mi invischio sempre di più. Agitarsi non serve a nulla.
     
    Ieri sera la sorpresina: la Signora a terra, con uno sfregio ghignante sul serbatoio. Non l'ho presa benissimo. Mi rimbalzano in testa parole lontane. La gente fa schifo. Non comprarti la moto se non la puoi tenere in garage, te la ritrovi sempre a pezzi o in terra. Non ti fidare. Non vedo perché dovrei essere onesto: gli altri non lo sono con me. Il mondo fa schifo. Non ti fidare. Cosa credi, che queste persone si cureranno ancora di te quando avranno avuto quello che vogliono? Il mondo fa schifo. Non ti fidare.
     
    C'è tanto grigio in questo mondo. Mi viene in mente un quadro. Il mio corpo vivido, i muscoli tesi, le ali viola abbassate, una mano forte stretta a pugno, e attorno il mondo, un turbine grigio. L'alternativa a reagire è farsi riempire di questo grigio e diventare parte invisibile dello sfondo. Sinceramente non mi va.
     
    Mi devo sedere e prendere il respiro. Devo ridefinire gli obiettivi. Muoversi a casaccio non mi sta servendo a nulla. Non mi sta servendo volere disperatamente che le cose vadano in una certa direzione, per poi constatare che la realtà, alla fine, la si può pilotare solo fino a un certo punto. Ritorna sempre quella vecchia, subdola voce. Se fosse tutto nuovo si potrebbe aggiustare. Un ingranaggio rotto sarà lo scalino che farà sempre guastare la macchina. Non voglio, non posso credere che sia così. Il passato non si cancella, ma è un'ottima base per costruire il futuro. E, soprattutto, nel passato non vale la pena tornare. L'inferno non lo voglio più.
     
    Sono conscia che queste righe sembrino il diario di un pazzo. Del resto non mi sento tanto sana. Sono tornate alcune cose e hanno mi hanno aperto dentro  voragini degne della bomba atomica. Sono tornate con un volto diverso, ma sono sempre le stesse. Credo che questo abbia un solo significato: non ho imparato la lezione che dovevo quando le ho affrontate la volta precedente.
     
    Ho bisogno di qualcuno per stare bene, e quando ho qualcuno sto inevitabilmente malissimo, perché non capisco, perché non mi adatto, perché prendo le cose di punta (per dirla con un amico, anche se io preferisco prenderle di petto..), perché mi aspetto che le cose partano senza problemi, e mi ritrovo la sera a sfogare ciò che non mi torna nelle più svariate - e sbagliate - maniere.
     
    Forse la vocina ha ragione. Ho bisogno di tempo. Magari ci reincontriamo tra un paio di anni, quando sarà chiaro che stai bene anche da sola. Forse la vocina ha ragione, nella sua epica, cinica freddezza. Forse ha fiutato che, davvero, era solo una battaglia quella che ho vinto.
     
    Ora devo combattere la guerra. Speriamo di trovare la forza - se ancora un po' ne rimane - e di non lasciarci le penne.
     
    Ce la metterò tutta. Voi, se potete, datemi una mano.
     
    Morgana.
     
    December 13

    Vacanzine prenatalizie

     
    Arrivano i giorni difficili, quelli in cui senti che non ti rialzerai più.
     
    Poi, come sempre, la magia. Ti ritrovi a passeggiare per le strade di una città che conosci solo nel suo volto estivo. Lucine, campanelli e fiocchi di neve alleviano per un attimo il costante martellare della testa. Prendi a braccetto il tuo papà svampato e ti senti avvolta da una nuvola d'oro.
     
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    Ho tenuto un diario di viaggio. Piccoli appunti sul bloc notes dell'Hotel The Penz.
     
    7. 12 - La neve sugli alberi. L'Austria non è poi così lontana. Il 748 giallo non pesa se sono con qualcuno. Catalessi. Sono troppo stanca, non mi riesco a svegliare. Telefonate infastidite.. la lanterna non sbaglia mai! Paure e promesse che manterrò (Claudia). Che bell'albergo! Messaggi senza risposta. Il carpaccio di zucca! Grazie!
     
    8.12 - Libri a illuminare la vita. Domande senza risposta. Lo Zahir. La risposta arriva, ma non è pertinente. Il bambino che è dentro si sta svegliando. Emozionarsi: mia mamma sotto la neve. Il Nesquick. Buona vita: le tue stesse parole dentro un libro. Gulasch e frittata imperiale. Mio padre felice!
     
    9.12 - Canzoni stonate in macchina con Alessia. Odio: una parola che mette fine a tutto. Torno a Firenze. Una cena calda con gli amici.
     
    Improvvisamente, come sempre accade, qualcosa ti cambia la prospettiva e i colori. Dopo una vacanza estremamente famigliare, fatta di sorrisi, di emozioni infantili, piccoli pensieri per gli amici, e tanto, tanto calore, un messaggio mette fine ai tormenti. La parola odio ha troppa forza per permettere di continuare a farsi del male. E' finita. Devo solo aspettare che il mio cuore sia nuovamente pronto. Ma, pian piano, si sta già muovendo verso una direzione assolutamente inaspettata, e piacevolmente maturata. Aspetto di vedere come la cosa si evolverà. Alla giornata.
     
    Le preoccupazioni lasciano posto a piatti neri lucenti, candele e profumo di cannella. Torna un vecchio dolore non risolto, si aggiungono nuovi errori che fanno male, ma le passeggiate nell'aria pungente e l'abbraccio degli angeli spesso aiutano a superare le piccole difficoltà. Anche se questa volta mi prendo il merito della soluzione. Cercherò di non portare rancore a chi credo possa avermi fatto male. Del resto, la prima colpevole sono sempre io. Trarrò insegnamento dalle vicende trascorse e ne farò tesoro per il futuro.
     
    Mi sto ascoltando di nuovo. Battaglia n.ro 2: vittoria!
     
    Un'ultima divagazione.
     
    Credo negli incontri fortuiti. In autogrill, libri e cd particolari mi chiamano. Alcune volte me li sono fatti scappare con un "li comprerò più avanti". Per non trovarli più. Peccato. Ultimamente, colgo gli incontri e gli innamoramenti con carta stampata e musica come un messaggio, e acquisto su due piedi le cose che mi attirano, senza pensare. Non mi pento quasi mai. Cito le parole di un libro che in questi giorni mi ha letteralmente ripescata dalla bratta. La mia lettera a Babbo Natale. Anche se, forse, da me è già passato da qualche giorno.
     
    "Allora cosa cerchi?"
     
    "Non lo so. Forse niente, forse tutto. Magari adesso, più che cercare, voglio vivere quello che mi capita, quello che la vita mi dà. Amo giocare. Essere libera. Faccio un lavoro [...] che mi piace e che mi sono trovata da sola. Sono felice e sono fiera di me anche quando faccio la spesa e spingo il carrello. Se mi va la sera esco, altrimenti me ne sto a casa a leggere o a guardarmi un film o a cucinare qualcosa di buono per me, o per gli amici. A volte mangio a tavola e apparecchio, oppure mi siedo a terra con la schiena appoggiata al divano. Mi apro una bottiglia di vino anche se sono sola. Non devo discutere. Sono indipendente. Difenderei questa condizione con tutte le mie forze. Sempre. Eppure anch'io a volte avrei bisogno di un abbraccio, di arrendermi e perdermi tra le braccia di un uomo. Un abbraccio che mi faccia sentire protetta anche se so proteggermi da sola. Sono in grado di fare le cose di cui ho bisogno, ma a volte vorrei far finta di non esserlo per il piacere di farle fare a qualcun altro per me. E' una sensazione. Ma non voglio stare con un uomo per questo. Non posso scendere a compromessi, e non posso rinunciare a tutto quello che ho, alla mia libertà, per quell'abbraccio che poi spesso con gli anni non c'è nemmeno più. [...] ..non sono mai riuscita a aprirmi o a stare con un uomo senza che ne fossi innamorata o che fossimo comunque fidanzati."
     
    " [...] Ma tu allora cosa vorresti trovare in un uomo?"
     
    "Ma che ne so.. vorrei un uomo con cui stare bene, un uomo seduto al mio fianco quando sono al cinema, o al ristorante, o su un pullman. Vorrei incontrare una persona con la quale condividere delle prospettive. Non dico per forza matrimonio, figli, eccetera. Ma nememno uno di quegli uomini che si spaventano quando chiedi una cosa più lontana di due giorni. [...] Mi sono rotta degli uomini bambini. Sono vecchia per fare quella giovane e sono troppo giovane per fare la vecchia. Vorrei uno che mi piace e vorrei poterglielo dire senza che si spaventi, senza che mi faccia sentire che gli sto troppo addosso. Vorrei un uomo che con la stessa serenità mi cerchi quando non lo cerco io. [...] E soprattutto, vorrei un uomo che c'è."
     
    "Che vuoi dire"
     
    "Io so cosa intendo, anche se non riesco a spiegarlo. Un uomo che c'è. E' uno sguardo. Uno sguardo dietro a tutto. E' un modo di guardarti in silenzio che significa tutto per me. Significa che c'è."
     
    Fabio Volo, Il giorno in più
     
    Morgana
     
    December 05

    04 Dicembre - Datch Forum - Ferro e Cartone

     
    Partenza da Firenze: 04 dicembre ore 14:05. Arrivo a Firenze: 05 Dicembre ore 9:50. Chilometri percorsi: 724.
     
    Udito: deliziato. Compagnia: inimitabile. Emozioni: discordanti ed intensissime.
     
    Da quindici anni ascolto tutti gli album dei Timoria, senza riuscire a stancarmi della musica che quel gruppo ha prodotto. Ho acquistato i primi tre lavori del Renga solista più per le emozioni che la sua voce mi crea (una sorta di Amarcord)  che per un reale apprezzamento della sua musica. Il pop da quattro soldi che stava facendo da un po' di anni a questa parte mi lasciava sinceramente un po' di amaro in bocca.
     
    Sono rimasta decisamente colpita dall'ultima produzione, Ferro e Cartone. Un album che sento fino nelle ossa, con le storie così vicine, le parole sussurrate e taglienti come lame, il sentimento così terribilmente tangente alla mia vita attuale. Così colpita da comprare l'album in edizione speciale con doppio cd ("ufficiale" + cd con tracce piano e voce.. praticamente il Nirvana dei renghiani!). E da fare tutta questa faticaccia per godermi l'apertura della tournée. Ieri sera. A Milano.
     
    Il buon Francesco mi ha abituata ad uno show essenziale, pulito, con le luci al posto giusto, scenografie semplici, virtuosismi vocali pari pari al cd. Quello che ho visto ieri è stato innanzitutto uno spettacolo mediatico di impatto forte, con mega-scenografie che cambiavano durante le esecuzioni, luci, colori e azioni curati al millimetro. Con tanto di pubblico cerebroleso di ragazzine dodicenni che erano lì per vedere quanto era figo il cantante. Non che non condivida.. ma non ero lì per quello.
     
    Ho sentito esecuzioni musicali di qualità altissima, senza una minima sbavatura. Arrangiamenti e stravolgimenti veramente meravigliosi di pezzi vecchi che, da mediocri, sono diventati quasi capolavori. E, sopra a tutto, la sua voce. Aria, potenza, velluto, calore, rabbia. Con quelle leggere sbavature, le note a volte calanti recuperate nei gorgheggi finali, la limpida, cristallina perfezione di acuti penetranti ed incredibili. La risata beffarda, il microfono che roteava proprio come quando i capelli lunghi gli coprivano le spalle nude fino alle gambe inguainate di pelle, una vita fa. Era tanto che questo cantante non mi faceva emozionare così.
     
    Ho pianto per tutto quello che quelle canzoni significano per me, ho pianto con la mano che tremava nei brevi minuti di telefonata appesa alla mia ragione di vita (casualmente proprio durante un brano che ha parlato per me), ho pianto quando ho sentito che la voce mi narrava dal profondo il vero significato delle parole. Colpendomi il cuore con una frusta di ricordi, sensazioni, momenti dal sapore dolce ma, nello stesso tempo, amaro.
     
    Sono uscita accaldata e sorridente come all'uscita del mio primo concerto, quattordici anni fa. Dispiaciuta per non aver sentito Come finisce il mare. Innamorata della versione così profonda - e così tragicamente pungente - di Ancora di lei.
     
    Forse non ti piacerà Forse non t'importa quello che penso Cercherò di ridere E farò di tutto per dimenticarlo Colorarlo di te E sporcarlo d'amore
    Forse questa notte La bellezza mi potrebbe aiutare Ora dovrei scrivere Della tua bellezza che può salvare
    Consolare anche se Parlo ancora di lei
    Ridicolo, Devo ancora fingere Io che vorrei soltanto piangere

    Ascoltami Raccontami una storia e dormirò Abbracciami Nascondimi, resta qui
    Forse non ti piacerà Forse non t'importa quello che penso Ma non riesco a ridere Trova un buon motivo per dimenticarlo E' più forte di me Vorrei solo dormire
    Non ridere Credi che sia facile Nascondere le lacrime
    Anche se io non guardo e tu Mi tocchi ma io non ci sono più
    Io navigo Tu sola resti qui

     
    Abbraccio forte la mia sorellina, che ha condiviso con me questa passione fin dagli inizi. Compagna meravigliosa di avventure e inimitabili esecuzioni spaccacordevocali.
     
    Ringrazio Francesco Renga, che da anni mi delizia con la sua voce, e ieri più che mai mi ha fatto sognare e vibrare. Vale vivere per la musica. Anche per la tua.
     
    Sorrido a chi mi ha accompagnato per un po' su questa strada, la persona che è indissolubilmente legata al mio cuore e a questa musica. Nelle mie scarpe nuove mi troverai seduta accanto a te luce di un istante per te dopo l'orizzonte c'è un altro giorno, ancora il sole, e avrò parole nuove per dirti che ho amato solo te.
     
    La Fata Morgana.
     
     
    December 03

    Nuvole nere.

     
    Come un panico che ti attanaglia. Il cuore che ti batte in gola, la morsa allo stomaco, il respiro che si ferma. Bastano cenni, foto, suoni, ricordi a far diventare una giornata pesantissima.
     
    Non parlo mai con Dio, ma a questo punto vorrei che qualcuno, forse anche Lui, mi desse delle spiegazioni. Perché? Un passo avanti e cinque indietro. Chili di energia,  giorni, mesi, anni di sole buttati in un contenitore dell'immondizia, e tutto quello che mi rimane è un perché. Senza risposta.
     
    Non riesco più a vivere una relazione con serenità. C'è solo paragone, dolore, diffidenza e odio. C'è una rabbia gigantesca che monta al primo sgarro e mi impedisce di essere quello spruzzetto di sole che sono dentro. Non sono mai stata cattiva. Ma non posso più accettare, non posso più subire, non posso più fidarmi di nessuno. Basta essere presi per il culo. Basta al buono a tutti i costi, a discapito proprio. C'è solo cattiveria per chi non merita. Solo tanta, fottutissima rabbia. Mi sono rotta il cazzo. Soffrire è una cosa tremenda. E io non ne voglio più sapere.
     
    Questo è quello che mi hai lasciato. Il tuo mondo cupo, fatto di persone meschine e grette, di diffidenza e opportunismo. Il tuo mondo di sofferenza. E io, che ti chiedevo solo un briciolo d'amore. Come, nel mio stupido cuore, continuo a fare. 
     
    Mi viene in mente la piccola Nespola, mia nipote. Un anno di sevizie, botte e maltrattamenti in un canile. Il terrore nei suoi occhi anche ora, che si trova in una famiglia che le offre calore, l'incapacità di accettare una carezza, col timore che la mano che la ama e che vuole solo il suo bene si tenda per bastonarla. Un animale ferito. Quel che è peggio, ferito nell'animo.
     
    Mi sento così. Sabato l'abbraccio di un amico ritrovato mi ha scaldato il cuore. Le mani dolci attorno alle spalle sotto un ombrello nella pioggia.. Mi mancavi, piccolo, dolce angelo. Mi mancavano la tua calma e il tuo sole, mi mancava il calore così saldo dei tuoi occhi, la tua affascinante, lucente e contagiosa serenità interiore. Grazie di esserci. E di essere come sei.
     
    Domenica bocconi amari. Rabbia e delusione. Ma gente calda, accanto a me. E poi un tuffo in un luogo antico, con i sorrisi eccitati di chi si è adattato al nuovo mettendo una pietra a ciò che era, trovando dignità in una realtà diversa e altrettanto valida. Così come io non so fare. Io, che resto appesa alle note di inizio di una canzone aspettando di sentire la vecchia, calda voce propompente che esplode di sensualità e potenza, delusa dalla precisione tagliente di un timbro che non conosco.. Se solo sapessi crescere.. Se solo sapessi guardare i volti amici senza leggere in loro la pietà e dispiacere per quello che è stato e che non è più... Se solo sapessi godere della luce nuova delle cose che si evolvono, staccandomi totalmente dal passato che mi sta devastando l'anima...
     
    Forse accorgersi delle cose è già la strada giusta per uscire.. forse il percepire le emozioni, dar loro un volto e un'importanza è quanto posso fare per placare il cuore..
     
    Per il momento soffro, cercando di dare a questa sofferenza una dignità, un colore vivo e cercando, anche se sembra impossibile, un senso.
     
    Oggi non brillo, così come non brillo da una settimana. E' anche questo la fata Morgana. Nuvole nere su di me.. Alla ricerca del sole...
     
    Mor.