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    December 30

    Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

    Un attimo di silenzio. Una sorta di sospensione elettrostatica sulla vita piena del quotidiano, un abbandono armonico al respiro cosmico, un intimo raccogliere le forze e le emozioni tutte in un solo punto, come a voler generare qualcosa di grande – una vita, o un’idea.

     

    Mi sento intimamente piena. Non succedeva da molto, forse dall’ultima pausa. Mi sento come una molla, così carica di emozioni che scattare ed esplodere in un canto diventa un gesto quasi inevitabile. Mi sento realizzata quando, giunta la sera, appoggio la testa nell’incavo perfetto tra la tua spalla e il tuo busto – sembra creato per me, quello spazio – e piego le gambe sotto le tue e mi abbandono al tuo respiro regolare, al tuo odore, al suono sommesso dei tuoi sogni. È un momento pieno di magia, questo. Un momento perfetto.

     

    I mesi passati – troppo pieni e troppo poco riflessivi per lasciare un segno qui – hanno portato inverno, disgelo, perdono. Che grande parola, che grande emozione, il perdono: un frutto maturo che cogli dall’albero al giusto momento, e lo assapori come non avresti più creduto, perché il tempo ha fatto il suo corso e tu con esso, e ti rendi conto che i rancori hanno la stessa valenza di un soffio di vento. E in mezzo a tutto la famiglia – anzi, le famiglie! -, il calore del Natale, gli amici rossovestiti sorridenti sul palco, e un senso infinito di amore tutto attorno.

     

    È il momento giusto per tirare le somme, per fare progetti, per tornare. Per augurare a tutti un anno in cui i sogni diventino realtà e non ci sia altro che sole a rischiarare i nostri cuori spesso troppo pieni di ombre.

     

    Morgana.

    December 17

    New York, New York

    Non sono sparita, tantomeno malata o portata via da strane strade della vita. E' semplicemente un periodo privo di respiro, un periodo in cui leggersi dentro è molto difficile, quasi impossibile, e per questo non è possibile scrivere.
     
    C'è stata una settimana a New York, e non ho mai avuto il tempo di lasciare una testimonianza di questa esperienza meravigliosa. Ieri sera scorrevo le pagine di un libro caro e mi è venuto da piangere, perché quelle parole sono ESATTAMENTE quello che ho provato in un particolare momento della mia vacanza:
     
     

    Tutta quella città… non se ne vedeva la fine…

    La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?

    E il rumore

    Su quella maledettissima scaletta… era molto bello, tutto… e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema

    Col mio cappello blu

    Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino

    Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino

    Primo gradino, secondo

    Non è quel che vidi che mi fermò

    È quel che non vidi

    Puoi capirlo, fratello? È quel che non vidi.. lo cercai ma non c’era in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne

    C’era tutto

    Ma non c’era una fine. Tutto quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo

     

    […]

     

    Cristo, ma le vedevi le strade?

    Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una

    A scegliere una donna

    Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire

    Tutto quel mondo

    Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce

    E quanto ce n’è

    Non avete mai paura voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…

    Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.

    Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.

     

    Alessandro Baricco, Novecento.

     

     

     

    Chiudo il mio passaggio così, veloce e fugace come solo una persona subissata dalla vita può fare. Ci sono molte altre cose da dire, ma il tempo spero mi porterà un po' più di calma per lasciarne traccia. Un abbraccio fortissimo,
     
    Morgana.