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    May 26

    Parigi

    Lo so.. manco da tanto.. Ci sono, e sono attivissima, la mia vita frulla da un posto all'altro.. Un mio amico direbbe che sto "facendo la cicala", che qui in Toscana suona come una frase poco carina, ma nel resto d'Italia rende veramente l'idea di quello che accade in questo periodo.

     

    C'è stato il viaggio a Parigi ad aprire questo lungo pellegrinaggio, e, ora, il mio compleanno con mille festeggiamenti e sorprese..

     

    Riporto qui sotto alcuni appunti di viaggio. A presto per le nuove cose.

     

    18 maggio, Firenze – Appunti di viaggio (10-17 maggio, Parigi)

     

    Il cielo di Parigi non ha paragoni:

    è un mare di azzurro in un sogno bianco perla

    una guglia dorata di luce sul colle.

     

    Il cielo di Parigi è una donna bizzarra

    che suona un vecchio organo ancheggiando

    su strade che profumano di poesia

     

    Il cielo di Parigi è un giardino incantato

    che ride di bianca polvere accecante

    e canta con acque scherzose i tramonti di maggio.

     

    Il cielo di Parigi è ferro e cartone,

    verdi mattonelle smerigliate che portano

    al più nero inferno o al più alto dei cieli.

     

    Il cielo di Parigi è un bimbo che ride

    con grandi occhi scuri, nascondendosi

    dietro il vetro colorato di un rosone austero.

     

    Il cielo di Parigi è un organo che prorompe gentile

    tra mura di mille anni, il brillare di un occhio

    amico tra mille finestre sconosciute.

     

    Il cielo di Parigi è un lampione che reclina il capo

    al canto di pelli lentigginose che stendono

    senza vergogna la loro umida anima al vento.

     

    Il cielo di Parigi è un occhiolino di sole

    tra le fronde di un piazzale, la musica di

    un negozio di magie nella galleria dei sogni.

     

    Il cielo di Parigi è un paio di sandali intrecciati

    sul suolo polveroso delle Tuilleries,

    una donna in attesa su un prato verde di mura antiche.

     

    Il cielo di Parigi è un fantasma di luce nella brezza

    che accarezza la pelle arrossata,

    un monile che lascia il segno su occhi attenti.

     

    Il cielo di Parigi è una Babele di toni e di idiomi,

    un incrocio di colori sgargianti che si stende

    ai piedi di un Dio senza legge né nome.

     

    Il cielo di Parigi è un sospiro di vita

    nello stallo della mia esistenza,

    una macchia serena senza tempo e senza luogo.

     

    Il cielo di Parigi è una vecchia signora

    innamorata della propria chiesa,

    guglie bianche e fiumi di vino annacquato.

     

    Il cielo di Parigi è una prostituta imbellettata

    che si vende a caro prezzo ai turisti

    inconsapevole e dimentica del proprio vero valore.

     

    Il cielo di Parigi è il desiderio mancato

    di un volo a quattro ali,

    una cascata di riccioli chiari in un sogno atteso.

     

    Il cielo di Parigi è la musica amica

    di una voce lontana che accompagna il volo e la marcia,

    speranza impossibile di immediato futuro.

     

    Il cielo di Parigi è una follia probabile

    che aspetti con i nervi a fior di pelle

    un bocciolo di rosa che sbircia da una cancellata abbandonata.

     

    Il cielo di Parigi è un fumetto dalle labbra rosse,

    un brivido rauco tra note inattese

    che prorompono in estatiche dissonanze.

    Il cielo di Parigi è un’antica volta ricoperta di stelle preziose.

    lunghi abiti verdi, perle tra i capelli, un viso sconosciuto

    e la certezza di aver già vissuto questo posto, in un altro io.

     

    Il cielo di Parigi è un incontro casuale

    in una notte di fredda tempesta, immagini che strizzano gli occhi

    a un cuore in attesa di segnali.

     

    Il cielo di Parigi è una valigia traboccante

    di ricordi, una borsa pesante da trascinare

    dietro gambe che non vorrebbero andare via.

     

     

    Se dovessi rimanere non lo farei. Questo posto ti divora e ti dimentica di te , ti assorbe tra le sue pareti e ti ingloba come un’entità senza nome tra le mille spire della sua folle fretta. Non lo farei perché la mia vita e la mia città hanno ancora mille cose da offrire e io me le voglio vivere tutte, senza paura. Perché qui non capisco quello che accade, perché tutto è un sottile sospiro nel tempo infinito che passa tra mura antiche. Perché tutto sembra meraviglioso ma è, in realtà, solo il gioco di qualche architetto che immagina quello che era.

    Questa città fa rumore, tanto da non permettere a chi la abita di sentire il battito del proprio cuore. È una dama capricciosa di cui si dimentica la bellezza, un inferno di fretta, girone di grappoli di anime che danzano incatenate a un turbine senza fine. Si ferma solo un istante, appoggiandosi dolcemente su un quadro di labbra rosse e corti capelli di ebano, in un brivido lento di energia eterna. Parigi è un cancro che ti mangia dentro e ti succhia l’anima, una corrente di fiume che ti porta lontano dal punto dove volevi arrivare. Parigi è polvere e fuoco, mille finestre che ti guardano di soppiatto come un ladro che studia la sua vittima. Parigi è un viaggio alla ricerca di qualcosa che non so se ho trovato, un vecchio Dio addormentato sulla butte che appoggia la testa stanca sulle mani.

    Parigi è il sogno di un momento, e come tale è imperscrutabile nel suo bello e nel suo brutto. Come tutte le cose effimere, se ne riesce a cogliere solo il lato più affine al nostro cuore.

    Parigi è una vecchia fisarmonica che corre su note magiche, un’anziana poetessaa che non smette di regalare dolci fiumi di nostalgia, labbra appassionate che si dimenticano del mondo nello specchio di un metrò

    Parigi è una donna che si bagna sotto la pioggia, pelle misera sotto cascate di luci al neon, come una vecchia prostituta imbellettata che nasconde al mondo le sue brutture. Parigi è un paradiso decaduto in una risata di follia, uno sguardo ebbro che poco intende, un passo di Tango con la morte, un sospiro di fumo sulla parola ricominciare.

    Parigi è un ricordo, un sottile profumo di passato. È un tocco leggero su una tela che non ha età e si vende ai turisti come qualunque, semplice souvenir.

    Parigi è il mio sogno di bambina che sfuma, un viaggio lungo la Senna che diventa futuro che mai sarà. Parigi sono i capelli al vento sul Pont Neuf , e sentirsi di nuovo padrona dei passi della vita, come da tempo non accadeva. Parigi è nelle mie tasche e nei miei piedi, una nuvola del mio cappello, una mano di poker che, a volte, mi piace giocare. Parigi è un amore che non finisce ma si mette in pausa, come un amante stanco che si addormenta per recuperare le forze per riprendere la sua danza dei sensi.

     

    Morgana.

     

    May 06

    Desmofatine - atto N2

     
    Basta così poco.
     
    Basta un pomeriggio di tranquillità, uno schermo e il sole che regala ombre lunghe alle mie quattro mura. Cannella e fiori nuovi per la casa. Un pranzo tra amici, sorrisi e musica, piccole piantine e i panni stesi al sole. Candele bianche e idee che nascono dal nulla sulla punta delle dita, in sere senza parole. Un preludio di Bach suonato a occhi chiusi, le note che disegnano onde colorate nell'anima. Una gita nel tempio che ha il tetto di sole, quattro pensieri nella cupola rotonda, occhi chiusi sotto il ciliegio nel profumo dell'estate. Viaggi in solitaria, con la musica che amo, la pelle a proteggere le mie gambe, telefonate che liberano il cuore dal peso e l'amore l'amore l'amore perché ancora ti amo, anche se ormai è solo passato e ricordo, anche se tutto è diverso e finito, non posso smettere di amarti mai. E l'amore l'amore l'amore quello è il fine della mia vita, quello è il fine della mia strada, il sentiero di luce che porta al castello dei miei sogni e i passi che ricominciano a muoversi dopo il lungo sonno.
    Basta una sera al pub con musiche scherzose, un viaggio tra i tornanti per un sorridente panino al prosciutto crudo, il gelato sulla Volterrana, e i pomeriggi inaspettati tra amici che riempiono un tempo che sembrava infinito, mentre il mio giardino aspetta con la sua ombra e con l'erba tagliata, con l'ispirazione e le idee che arrivano quando meno me lo aspetto. Le gite lontane nel buio di paesaggi stupendi, strade a serpentina che attraversano paradisi inattesi, risate e volti nuovi che danno uno sbuffo di sole ad un cuore inaridito. Ritorni ridacchiando per le debolezze di stomaci altrui, e pranzi in famiglia con il tepore della tranquillità.
    Basta una gita su un treno nero, una passeggiata e il mare, il grembo materno e salino, la meravigliosa fonte di vita cristallina che dona serenità. Una sera in pizzeria, con gli incroci del destino che bussano alla porta le ombre della decisione sul volto di chi imbocca la strada. Sentirsi sicuri abbracciando un amico per chilometri e chilometri nella follia di una corsa senza criterio, le braccia che fanno male, i pensieri dentro al casco mentre attorno scorre la vita, che sentiamo così fragile quando messa in pericolo, così caduca e amena.
    Basta una sera in una stanza, il microfono e la tensione di dover fare bene, la decisione di voler fare meglio, la convinzione di poter fare di più. Bastano i volti che hanno pazienza e che creano un'atmosfera di tranquillità, gli sguardi di conforto, l'esperienza, le mie parole che diventano qualcosa di concreto, che assumono un nome e una forma e diventano decise nel loro signficato.
    Basta una lettera ricevuta al mattino, una sequela di dolci parole pregne di significato, a trasformarti una giornata. Il conto alla rovescia, l'inizio di un nuovo gioco, l'Enigma, l'Eremita che si rimette in cammino e torna nel mondo per affrontare senza paura la Morte e la rinascita, nel costante ciclo della vita.
     
    Basta poco. Sono solo cinque giorni, eppure sono passati con l'intensità di un anno a riempirmi l'animo e ridonarmi il sorriso. Sono un fiume in piena che è scorso dentro a ripulire i residui di sporco che si stavano accumulando negli angoli.
     
    Mi sento pulita, fresca, riposata, piena. Pronta. Dannatamente pronta a ricominciare.
     
    Et voilà.
     
    La Fata.