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    August 29

    Dicono di me..

    Eccomi. Tornata.

     

    Tornata da due settimane, in realtà, ma con la mente sempre in vacanza, incapace di riprendere la routine quotidiana, di smettere viaggiare.

     

    E dove sarò stata, alla fine? È questo il punto. Da nessuna parte. Eppure sono stata dappertutto. In Cappadocia, in Spagna, in Norvegia, e persino a Capo Nord, passando per Stoccolma, Bergen, Oslo e New York. Ho viaggiato senza mai staccarmi da questa amatissima Italia.

     

    Non so esprimere quello che mi sta succedendo, in questo periodo. Ho qualcosa dentro che cresce e si muove e aumenta a dismisura e non so come fermarlo, e in realtà non lo voglio nemmeno fermare. La mia mente è in viaggio verso uno stadio diverso, in un cielo non tangibile, unita a qualcuno che sta lentamente tornando verso me. Unita, incollata, appiccicata a una buffa testa di riccioli scuri e a mani di porcellana.

     

    Ho letto un libro, in queste vacanze. In realtà ne ho letti molti, ma questo mi ha colpito in modo particolare. Lascio che siano le sue parole a raccontarvi i miei viaggi. Perché mai ho creduto che qualcuno mi avesse sbirciato dentro come quando sono inciampata in queste poche righe.

     

    Arriva settembre. Buon nuovo anno a tutti quanti.

     

    Morgana.

     

    Una volta chiesi a Novecento a cosa diavolo pensava, mentre suonava, e cosa guardava, sempre fisso davanti a sé, e insomma dove finiva, con la testa, mentre le mani gli andavano avanti e indietro sui tasti. E lui mi disse: “ Oggi son finito in un paese bellissimo, le donne avevano i capelli profumati, c’era luce dappertutto ed era pieno di tigri”.

    Viaggiava, lui.

    E ogni volta finiva in un posto diverso: nel centro di Londra, su un treno in mezzo alla campagna, su una montagna così alta che la neve ti arrivava alla pancia, nella chiesa più grande del mondo, a contare le colonne e a guardare in faccia i crocefissi. Viaggiava. Era difficile capire cosa mai potesse saperne lui di chiese, e di neve, e di tigri e… voglio dire, non c’era mai sceso, da quella nave, proprio mai, non era una palla, era tutto vero. Mai sceso. Eppure, era come se le avesse viste, tutte quelle cose. Novecento era uno che se tu gli dicevi “Una volta son stato a Parigi”, lui ti chiedeva se avevi visto i giardini tal dei tali, e se avevi mangiato in quel dato posto, sapeva tutto, ti diceva “Quello che a me piace, laggiù, è aspettare il tramonto andando avanti e indietro sul Pont Neuf, e quando passano le chiatte fermarmi e guardarle da sopra, e salutare con la mano”.

    “Novecento, ci sei mai stato a Parigi, tu?”

    “No.”

    “E allora…”

    “Cioè… sì.”

    “Sì cosa?”

    “Parigi.”

    Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c’è in Bertham Street, d’estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c’è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell’aria, l’aveva respirata davvero. Il mondo, magari, non l’aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l’anima.

    In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere, Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia… Tutta scritta addosso. Lui leggeva e, con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava… Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all’altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa. “

     

    Alessandro Baricco, Novecento

    August 08

    Ciao!

     

    Così vi saluto, e prendo la mia settimana di pausa. Stand-by. Per casa, per ombra, per silenzio, per penna e per fogli, per far crescere dentro l'amore che sta nascendo e che si fa ogni giorno ogni giorno ogni giorno più forte.

     

    Per tornare se possibile più fata, più sorridente, più cresciuta di ieri.

     

    A presto, e buon quello che sognate a tutti.

     

    Morgana.