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February 24 La GuidaSapere che un’opera ha raggiunto il cuore di qualcuno rappresenta il fine ultimo e la massima aspirazione di una creazione artistica. È una sorta di magia, non saprei come altro definirla. Quando si compone musica lo si fa come in preda ad un rapimento, ma poi si è sempre balia del dubbio, si teme che non si riesca a trasferire con la stessa intensità nell'opera e in chi ne fruisce l'essenza di quel rapimento. Uno dei segreti di una bella canzone risiede appunto nella mancata dispersione di sentimento, emozione e stupore nel passaggio dal soggetto creante al soggetto percepente. (Dea, Lettere quasi d’amore)
Apro volutamente questo post con la citazione di una persona molto vicina (quasi insita) al mio cuore: oggi mi è capitata una cosa bellissima.
Un tempo lontano lontano, in preda a delirio mistico unito a una forte dose di anestesia dei sensi legata al dolore per la perdita di una persona, mi sono messa a scrivere una canzone, il cui titolo è La Guida. A volte, quando scrivi qualcosa, quando crei, hai la netta sensazione che quello che stai facendo porti l’impronta della tua stessa anima, come se ti stessero facendo una radiografia e lì, su quelle pagine come su qualsiasi altro supporto, ci fosse la sagoma delle tue ossa, il rumore dei tuoi pensieri, l’essenza stessa del tuo essere. E poi, magari, capita che le persone che ascoltano sembrino non cogliere tutta la tensione che ci hai messo dentro, tutto l’amore che scaturisce da quelle parole. Quella è una canzone, niente più (ebbene si: anche per la persona per cui è stata scritta. Quanto è ingenuo il cuore umano, il mio in prima linea!!). E poi, magari, hai regalato il tuo cd a una persona che ha contribuito alla sua creazione semplicemente facendo un piccolo gesto. E poi, magari, quella persona viene da te e ti ringrazia, perché quella canzone è proprio quella che stava cercando, perché l’ha fatta sentire alla sua Guida, ed è stato il suo modo per dirle grazie. E allora capisci. Capisci che l’arte, le cose che ci viene dato di creare, hanno sempre un fine che non possiamo immaginare al loro concepimento. Capisci che la nostra esistenza è assolutamente imprevedibile e strana. Capisci anche le parole di chi, in maniera del tutto gratuita, ti aveva detto che il massimo compimento di un’opera è sapere che essa ha raggiunto anche un solo cuore.
Sono dannatamente grata a chi ha dato un senso alla mia opera (o, meglio, alla nostra opera, perché senza musica quelle parole sarebbero solo.. parole!). Grazie di cuore, Monia! Sono dannatamente grata alla vita, che non smette mai di donarmi insegnamenti e di regalarmi lacrime di commozione e gioia pura.
La Fata.
February 04 Mio (meglio, nostro!!) figlio!!!Finito.
E il bello è che è il secondo in pochi mesi. Te lo stringi lì tra le mani e ti dici.. Wè! E' mio! Mio figlio!!
Parlo del demo, ovviamente. Prima il cd dei Pilgrims, poi il demo degli Enima.. questo 2009 ha un inizio prolifico!!!
Un abbraccio ai compagni di studio di registrazione: Mauro, Stefano, Fede e Jack. Grazie, grazie, grazie di tutto, soprattutto della fiducia che mi accordate ogni volta, sono lusingata e vi voglio veramente un gran bene.
E grazie a Donato di Danza Cosmica, che, soprattutto sulla mia vocina, ha fatto i veri miracoli. Lo trovate tra i link amici, lui e le sue orecchie veramente d'oro.
Up the Enima!!!
La Fata. January 28 Keller Platz - Enima 20.01.2009Arrivo tardi e interrompo il letargo. Sarà perché oggi mi va così, sarà perché domani si inizia a registrare il demo e sono nervosissima - più che prima di un concerto!! -, sarà perché gli avvenimenti elaborati con un po' di distacco sono sempre quelli migliori.
Il 20 gennaio 2009 abbiamo suonato al Keller Platz. Avete presente quel locale in cui vai da anni come cliente a sentire le cover band ufficiali, o alcuni concerti minori, in cui il suono è pazzesco, in cui hai guiardato con invidia amici suonare? Ecco, quello.
Credo che non sia stata la performance migliore dei nostri ultimi tempi.. io ho sicuramente stonato un po' più del solito, attacchi un po' approssimativi ci hanno resi più simili a una band mediocre che al gruppo che siamo di solito, alcuni errori sono stati davvero clamorosi. Non vado in giro a sventolare questa impresa come la migliore della nostra carriera.
Mi sembra doveroso, però, segnalare questo momento importante. Un po' perché il Keller è sempre il Keller. Un po' perché non smetterò mai di ringraziare quei musicisti pazzeschi che mi accompagnano e mi affidano le sorti della serata. Un po' perché il sound che abbiamo sta maturando e raggiungendo un'identità riconoscibile. Un po' perché nei pezzi nostri viene fuori il potenziale, e sono sicura che siamo sulla strada giusta. Un po' perché alla fine se il gestore era contento e gli amici pure, forse non si è fatto tanto cagare quanto crediamo noi (o forse si, e gli amici sono semplicemente buoni!). Un po' perché sentire nei miei compagni con la loro esperienza il tremore dell'emozione, beh, è stata una sensazione veramente molto forte, che ha coeso il gruppo che sta crescendo.
Dobbiamo lavorare, dobbiamo migliorare (io soprattutto!), dobbiamo raffinare lo show per renderlo sopra la media: di questo siamo consapevoli. Questo intervento è solo una bandierina, una piccola vittoria su un palco che incute timore, una vittoria che vogliamo assolutamente ripetere, ogni volta migliore di quella precedente.
Enima sta diventando un progetto caro, un elemento importante della mia vita. Sono contenta che sia successo così, lentamente, che la cosa non abbia iniziato a bruciare subito per poi spegnersi: spesso ciò che nasce lentamente dura molto. E questa entità mi avvolge ogni giorno di più, con le difficoltà e i piaceri. Forse non era necessario il Keller per scrivere queste parole, diciamo che è una buona scusa, però per gridare con tanta fierezza
Up the Enima!
Morgana October 22 Acoustic nightsSerate soft, di giochi e parole, di immagini e connessioni trasversali.
Le otto ore di lavoro, incerto, caduco e traballante, si rarefanno nell’aria della notte. Acustica.
Foto di Alfogator per Enima, acoustic version.
Grazie a chi c'era, a chi ha preso la fata per mano facendola volare via.
Morgana July 24 On the air - 22.07.2008
La tastiera si intrufola con un tappeto ostinato in mezzo ai tavolini e alle sedie di plastica, in un anfiteatro in cotto circondato da una recinzione di canniccio che profuma della danza di un corpo e di un nome che non mi appartengono più. L'uomo allo strumento – un signore sulla quarantina con una tranquillissima felpa della Champion, che potrebbe essere seduto a una scrivania o davanti a un piatto di pasta e forse non cambierebbe espressione - attacca un arpeggio di campanelli posticci e metallici che si sussegue per un minuto nell’aria. Questa è la solita scena, vissuta mille volte a mille Feste dell’Unità tutte uguali tra di loro, tutte toppo farcite di musica da quattro soldi e per quattro soldi ascoltata tra una pizza e una birra a prezzo popolare. Questo è il solito martedì delle feste di paese, con qualche motociclista che si è spinto a mangiare salsiccia e bere birra fino a questo posto dove fa quasi freddo, i vecchietti della zona che vengono a prendere il gelato, e i parenti e gli amici del gruppo che suona che siedono timidamente ai tavolini dell’anfiteatro, stretti nelle loro magliette e pronti a sopportare due ore di musica che non darebbe nulla a nessuno se non a chi ama le persone che la stanno facendo. Questa è la solita immagine di anni e anni di concerti, di ore e ore di giudizi e di cori e di balli anche un po’ idioti, di batticuore al sentire una certa voce che intona una certa canzone. Eppure. Eppure qui c’è qualcosa di diverso. Si, decisamente. Perché per la priva volta nella mia vita i campanelli che arpeggiano non stanno aspettando qualcuno: stanno aspettando noi. Perché è la prospettiva a essere diversa: questa volta non vedo la scena, questa volta ci sono dentro e le scale di questo palco le devo salire io. Le dobbiamo salire noi. (Images by Giampiero Mignani, www.giampieromignani.it ) La visuale da qui è strana – le persone stanno a sentire quello che fai e cantano con te, e il suono ti investe da dietro, e quello che esce fuori non lo sai. All’inizio c’è un gran guazzabuglio – le parole, i discorsi che sembrano spariti dalla testa, e dover capire come funziona questo suono, e come vanno i live, e come parlare col pubblico.. si, è un casino! - ma i pezzi passano, e iniziamo a divertirci, e la fila davanti si scambia sguardi di intesa e nascono momenti magici, come quello di Solsbury Hill o di Maestro della Voce, o de L’Eremita, o anche l’attacco scazzatissimo di Time che rimarrà negli annali della storia della musica come il peggior inizio di canzone mai eseguito. Io non lo so come abbiamo suonato, cosa abbiamo combinato - nel bene o nel male, quanto abbiamo sbagliato, quanto facciamo schifo e quanto invece siamo bravi, io questo non lo so. Non lo posso sapere. Io ero lì sopra e mi sono impegnata perché qualcosa tornasse, per essere meglio che potevo, per scegliere i registri e i momenti per respirare, per trovare le sillabe con la giusta nota, per guardare i miei compagni e condividere con loro la meraviglia del suono. Io non lo so se vado bene, so di avere ancora tantissimo da studiare e da imparare, credo di essere veramente l’ultima degli ultimi nel percorso della musica, e so anche che da qualche parte dovevo iniziare, e lo ho fatto grazie ai meravigliosi uomini che mi hanno adottata negli ultimi mesi e che ieri sera hanno dato un posto al centro del loro palco e mi hanno dato una fiducia enorme mettendosi in gioco con me. So che, anche se c'erano solo trenta persone a sentirci, anche se c'era freddo e se ho sbagliato tanto, questa data mi rimarrà nel cuore, assieme al cielo stellato, alla Guida che mi ispirava le parole e al Ragazzo che mi sussurrava dentro, al duetto con Giacomo, agli scherzi con Mauro, all’uomo del Tempo, a Stefano con il suo mug… La prima volta non si scorda mai: ti rimane nel cuore per sempre. So che mi resteranno dentro i sorrisi dei miei amici, i consigli alla fine, e spero che non fossero di circostanza ma di cuore - io li ho presi come tali, e vedervi lì mi ha fatto l’effetto di un ettolitro di Redbull, grazieee!! So che il vino sancisce le amicizie, e che queste avventure portano i semi a crescere e diventare arbusti, che abbiamo piantato una sequoia, e ieri è spuntata una piantina minuscola, lavoriamo per renderla meravigliosamente grande, che fatica da fare ce n’è ancora, e la potenzialità c’è. Vi canto il mio grazie, con tutta la voce che ho. Qui per sognare mi tocca dormire
o come sempre suonare suonare
...no no non ci sto
salgo su un'auto che
mi porta via via via..
..e allora si, torno a girare là
dove c'è musica.
[PFM, Suonare suonare]
Morgana December 05 04 Dicembre - Datch Forum - Ferro e CartonePartenza da Firenze: 04 dicembre ore 14:05. Arrivo a Firenze: 05 Dicembre ore 9:50. Chilometri percorsi: 724.
Udito: deliziato. Compagnia: inimitabile. Emozioni: discordanti ed intensissime.
Da quindici anni ascolto tutti gli album dei Timoria, senza riuscire a stancarmi della musica che quel gruppo ha prodotto. Ho acquistato i primi tre lavori del Renga solista più per le emozioni che la sua voce mi crea (una sorta di Amarcord) che per un reale apprezzamento della sua musica. Il pop da quattro soldi che stava facendo da un po' di anni a questa parte mi lasciava sinceramente un po' di amaro in bocca.
Sono rimasta decisamente colpita dall'ultima produzione, Ferro e Cartone. Un album che sento fino nelle ossa, con le storie così vicine, le parole sussurrate e taglienti come lame, il sentimento così terribilmente tangente alla mia vita attuale. Così colpita da comprare l'album in edizione speciale con doppio cd ("ufficiale" + cd con tracce piano e voce.. praticamente il Nirvana dei renghiani!). E da fare tutta questa faticaccia per godermi l'apertura della tournée. Ieri sera. A Milano.
Il buon Francesco mi ha abituata ad uno show essenziale, pulito, con le luci al posto giusto, scenografie semplici, virtuosismi vocali pari pari al cd. Quello che ho visto ieri è stato innanzitutto uno spettacolo mediatico di impatto forte, con mega-scenografie che cambiavano durante le esecuzioni, luci, colori e azioni curati al millimetro. Con tanto di pubblico cerebroleso di ragazzine dodicenni che erano lì per vedere quanto era figo il cantante. Non che non condivida.. ma non ero lì per quello.
Ho sentito esecuzioni musicali di qualità altissima, senza una minima sbavatura. Arrangiamenti e stravolgimenti veramente meravigliosi di pezzi vecchi che, da mediocri, sono diventati quasi capolavori. E, sopra a tutto, la sua voce. Aria, potenza, velluto, calore, rabbia. Con quelle leggere sbavature, le note a volte calanti recuperate nei gorgheggi finali, la limpida, cristallina perfezione di acuti penetranti ed incredibili. La risata beffarda, il microfono che roteava proprio come quando i capelli lunghi gli coprivano le spalle nude fino alle gambe inguainate di pelle, una vita fa. Era tanto che questo cantante non mi faceva emozionare così.
Ho pianto per tutto quello che quelle canzoni significano per me, ho pianto con la mano che tremava nei brevi minuti di telefonata appesa alla mia ragione di vita (casualmente proprio durante un brano che ha parlato per me), ho pianto quando ho sentito che la voce mi narrava dal profondo il vero significato delle parole. Colpendomi il cuore con una frusta di ricordi, sensazioni, momenti dal sapore dolce ma, nello stesso tempo, amaro.
Sono uscita accaldata e sorridente come all'uscita del mio primo concerto, quattordici anni fa. Dispiaciuta per non aver sentito Come finisce il mare. Innamorata della versione così profonda - e così tragicamente pungente - di Ancora di lei.
Forse non ti piacerà Forse non t'importa quello che penso Cercherò di ridere E farò di tutto per dimenticarlo Colorarlo di te E sporcarlo d'amore
Forse questa notte La bellezza mi potrebbe aiutare Ora dovrei scrivere Della tua bellezza che può salvare Consolare anche se Parlo ancora di lei Ridicolo, Devo ancora fingere Io che vorrei soltanto piangere Ascoltami Raccontami una storia e dormirò Abbracciami Nascondimi, resta qui Forse non ti piacerà Forse non t'importa quello che penso Ma non riesco a ridere Trova un buon motivo per dimenticarlo E' più forte di me Vorrei solo dormire Non ridere Credi che sia facile Nascondere le lacrime Anche se io non guardo e tu Mi tocchi ma io non ci sono più
Io navigo Tu sola resti qui
Abbraccio forte la mia sorellina, che ha condiviso con me questa passione fin dagli inizi. Compagna meravigliosa di avventure e inimitabili esecuzioni spaccacordevocali.
Ringrazio Francesco Renga, che da anni mi delizia con la sua voce, e ieri più che mai mi ha fatto sognare e vibrare. Vale vivere per la musica. Anche per la tua.
Sorrido a chi mi ha accompagnato per un po' su questa strada, la persona che è indissolubilmente legata al mio cuore e a questa musica. Nelle mie scarpe nuove mi troverai seduta accanto a te luce di un istante per te dopo l'orizzonte c'è un altro giorno, ancora il sole, e avrò parole nuove per dirti che ho amato solo te.
La Fata Morgana.
June 01 RengaNon ho saputo resistere.. Renga è il mio peggiore vizio da quando avevo 14 anni...
Ecco il link del nuovo singolo..
Mor. |
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