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July 17 BivioCome sempre quando mi trovo ad un bivio, mi vacillano mente e cuore.
Tra di qua e di là sceglierei in mezzo. Ma in mezzo non si può andare, si rischia di finire fuori strada.
E allora mi stacco, volo via, qualche giorno, sparisco in un mare di silenzio, torno più sconvolta di prima. Ragione o Sentimento?
Prima o poi la pagherò. Su questo metto la firma. Prima o poi la pagherò.
Morgana. July 10 Col cuoreQuesto weekend mi ha nuovamente riempita di serenità.
Sono andata ad Umbria Jazz con i miei soliti ignoti, a cercare un po' di pace via da questa Firenze che, in questi tempi, non me ne sta offrendo molta.
Perugia è bellissima. Viva, antica, speciale. Magica.
Mi sono appoggiata sui gradini dell'Arena Santa Giuliana ad ascoltare due meravigliose cariatidi come Dyonne Warwick e Henry Salvador, che hanno ancora tantissimo da dare. Mi sono lasciata scivolare su musiche antiche ma bellissime di cantanti di un altro tempo, che mi hanno fatta sognare, emozionare. Un abbraccio che mi ha scaldata fin nel più intimo.
Mi sono sentita di nuovo bella, bellissima, anche se di bello non ho nulla, ora..
E poi, via, la corsa lunghissima e straziante in mezzo a migliaia di persone. Il buio silenzioso di un palchetto sopra ad un pianoforte.
Mi sono sciolta in lacrime alle prime note suonate da quello che, all'apparenza, è solo un ragazzino insicuro. Questo strano personaggio mi ha regalato un'ora di emozione pura. Ha aperto le porte della sua anima e mi ha inondato il cuore.
Leggo oggi sul suo sito una frase che devo regalare a chi non lo conosce..
"Quando fai le cose col cuore le porte non si aprono.. si sfondano!"
G. Allevi.
Concludo con un grazie a chi c'era. Tunia e Silvano, Ale, Parru, Giampi, Laura e Andrea.
La mia vita non può chiedere di più. Amo e sono amata. Mi sveglio all'alba, i piedi bagnati di rugiada, un tuffo fresco nell'acqua di una limpida piscina.
Ritorno alla vita.
Mor.
July 06 Scalini e marce.Nottata difficile. Veramente difficile.
Dieci minuti di pura follia, dalle 2 alle 2 e 10. Poi, uno scalino in più.
Tornando a casa, spingendo gentilmente il mio cuore d'acciaio, una marcia dopo l'altra, ho pensato a me. Si, ultimamente ho spostato il mirino. La Fata che c'era due anni fa è (oserei dire finalmente) volata via.
Dicono che siano i miei gemelli a portarmi ad essere due. Forse la numero uno è tornata. Ci ha messo sette, lunghi anni. ma è tornata.
Una marcia dopo l'altra. Uno scalino dopo l'altro.
Qualcuno, una settimana fa, mi ha accusata di vivere la mia vita a scatole, a fittonate. Di organizzare la mia mente a stanze. Di entrare sempre in una stanza nuova, sempre più strana, sempre più diversa, sempre meno prevedibile.
Non è tanto sbagliato. Cerco risposte. Cerco posizione e ordine. Cerco un senso. Passo lunghi periodi di angoscia, confusione, agonia. E, improvvisamente, in un lampo, mi arriva una risposta.
E' come se la conoscenza, per me, non fosse un cammino in salita, con il suo costante e progressivo pendio. E' come se, dopo tanto studiare come arrivare alla meta, improvvisamente salissi il gradino, ingranassi la marcia superiore.
Quella che due settimane fa era una mera ammissione di incapacità di relazionarsi con una persona di sesso opposto, ha assunto ora contorni estremamente lucidi e definiti. HO CAPITO!!!
Ho capito cosa c'è dietro alcune cose. Ho capito cosa potrei dare e accettare, come potrei fare a muovermi nella stanza infinita di una vita a due. Sono diversa. Sono cresciuta. Sono, come dire.. pronta.
Tutto è davvero chiaro, quello che ho fatto e quello che mi è stato fatto, e tutto assume un significato forte, ora. Forse non servirà per il passato.. ma per il futuro, sarà un bel credito.
Mi sento più grande, ora. Più forte. Coraggiosa.
Finalmente autentica.
Al prossimo scalino!!
I. July 05 Le mie scarpeNon mi ricordo dove ho letto questa immagine, ma la trovo, come dire.. calzante.. e la riporto qui.. a modo mio..
Qualcuno dice che si riconosce una persona dalle sue scarpe.
Le mie scarpe sono comode. Generalmente adolescenziali. Niente tacchi vertiginosi (generalmente oggetto del mio commento "ma perché le donne si fanno così tanto male?"). Pochi fronzoli.
D'estate, sneakers e sandaletti. Anfibi e stivali d'inverno. Scarpe di taglio maschile. Scarponcini da moto. Scarpe stupide.
Le scarpe sono un amore. Le compro, le uso fino a quando sono finite, e poi le tengo gelosamente tra i relitti che danno bella mostra di sé in un armadietto in cantina.
Sono pezzi di storia, collegate a periodi di vita, così come una canzone o un luogo che ho visitato.
Questa notte, mi si è staccato un pezzo di cuore. Si è infilato tra i relitti, ha scelto le scarpe giuste (un paio di Havaianas Fiori&Cioccolato) e ha spiccato il volo, verso chissà quali lidi lontani.
Le mie scarpe non cambiano. Oggi (e da un mesetto a questa parte) vesto le mie bimbe bianche con i fiorellini argentati, rigorosamente Adidas. Mi accompagnano in moto (sciagurata!), a lavoro, su un palco, su un sentiero sterrato... Continuerò ad andare in giro per questo disgraziato mondo. E loro saranno sempre le stesse. Saranno solo un po' più tristi, un po' più malinconiche, un po' più sole. Un po' più fallite, un po' più disperate, un po' più insicure.
Bambine, salutiamo chi è partito, assieme alle vostre colleghe.. Iniziamo, gentilmente, questo sentiero un po' triste.. iniziamo, senza strappi, senza dolore, questa nuova strada.
Buon viaggio.
Mor.
July 04 Pensiero breve. 2Dopo una telefonata che mi ha tagliata a metà,
arriva un grido,
il grido di un amico,
a ricordarmi
che se sono qui
un motivo c'è.
Non devo smettere di lottare.
VOGLIO ESSERE FELICE! VOGLIO POTER FARE QUELLE COSE IN CUI CREDO E PER CUI CREDO DI ESSER VENUTO AL MONDO E CERCHERO' DI RENDERE IL MONDO MEGLIO DI COME L'HO TROVATO... E il mio cuore risponde... ANCHE IO!!!
Grazie Giampi.. che esempio che sei, per tutti noi che abbiamo la fortuna di viverti..
Un abbraccio sincero.
I.
July 03 Pensiero breveA volte mi domando
come mai
una persona che dice
di volerti bene
ti possa fare
così tanto male
tutto in una sola volta.
Mor. June 25 Etats d'âmeSono stanca. Lo dico da mesi, ormai. Stanchissima. Non ce la faccio più.
Non è una questione fisica, la mia. Il mio corpo dorme e vive, mangia, riposa (ma mai abbastanza, mai nella totale tranquillità).
E' più un senso di disagio diffuso, un fastidio impellente e costante che mina la base del collo, mi fa venire i crampi ai polpacci, alla pancia, mi toglie il respiro e, soprattutto, la serenità. E' una sensazione di totale e devastante agitazione cronica. Di impotenza, di incapacità, di nervosismo, di fretta, di..
In realtà la cosa che ho la conosco benissimo, solo che non riesco a dare un nome che sia valido. Potrei chiamarla difficoltà relazionale. Si, ho problemi a gestire una qualsiasi relazione con un uomo.
Mi imbriglio in una serie di schemi che minano fortemente quello a cui il mio cuore agogna, e cioè la mia libertà. Scatto come una belva feroce contro qualsiasi cosa che suoni come "per amor mio lo dovresti fare"... Faccio per l'uomo che amo tutto quello che ho in cuore di fare. A volte posso regalare la vita, altre volte posso non dare nulla, e mi aspetto che entrambe le cose siano prese con uguale gioia, in quanto sincere.
E invece no. Subisco (e mal sopporto) costantemente richieste di cose, anche a prescindere da una relazione più o meno finita. Cose che dovrebbero dimostrare quello che già largamente ho dimostrato (ma non importa a nessuno quello che ho fatto prima, l'importante è quello che faccio ora!!!!), cose che vanno contro la mia volontà. E che devo o dovrei accettare volente o nolente per il bene dell'altro, che, ovviamente, del mio bene se ne sbatte il belino (scusate il genovesismo).
Mi sembra che il trend diffuso sia prendere prendere prendere anche quando non c'è più nulla da prendere e dare sempre il minimo. Non chiedersi mai cosa è giusto per le persone a cui vogliamo bene, non farsi mai da parte quando ci si accorge che l'altro sta solo male se continuiamo a comportarci in una certa maniera, e a pretendere certe cose.
Non ne posso più. Accumulo veleno a chili e sento la mia voglia di libertà che ruggisce sotto la pelle. Sono furiosa. Furiosa.
Forse non è difficoltà relazionale. Forse è solo quel briciolo di amor proprio che ho nel cuore che mi sta urlando BASTAAAAAAAAA!!!!!!!!
Forse è solo che sono stanca di dover qualcosa a qualcuno, di dover fare quello che gli altri si aspettano da me, di dover essere quello che gli altri vorrebbero che io fossi. E di non vedere mai un briciolo di amore in quei dannati occhi, solo maledetto biasimo.
Beh, si. Voglio il mio sogno. Voglio lottare per non essere infelice come i miei, come tutte le coppie del mondo. Voglio cambiarlo questo mondo di merda. Credo nell'amore, ci credo perché lo ho provato e lo provo. Voglio che l'amore porti via la mia vita e la faccia diventare speciale. Voglio perdermi in abbracci, voglio sentirmi speciale per la persona che amo. Voglio carezze e dedizione, voglio affetto e appoggio, voglio rispetto delle diversità e impegno negli incastri.
Qualcuno mi ha detto che sto solo lottando per un sogno senza speranze.
Per che cosa dovrei lottare, se non per i miei sogni?
Morgana. June 18 CavalieriIeri pensavo all'uomo. Ci sono occupazioni e attività che accompagnano la nostra specie da sempre. L'uomo canta da quando esiste. Si è evoluto, questo è certo, ma trovo che l'unica differenza tra il buon Omero e il nostro Guccini sia solo il supporto di diffusione che hanno.
L'uomo dipinge dalla preistoria. I murales dei cacciatori e le più sofisticate opere di grafica sono solo una diversa espressione della stessa arte applicata al tempo e all'evoluzione.
Pensavo ieri ai cavalieri. Belli, lucenti, con le loro armature d'acciaio, gli elmi piumati, gli stendardi del casato...
Mi sento un cavaliere di questo secolo, con il mio cavallo di metallo dal nitrito ruggente, le protezioni sulla giacca che porta i colori della mia squadra. Mi sento parte di un ordine e di una famiglia, quando saluto i miei "colleghi" per strada.
Nulla a che vedere con la guerra, la nostra è una giostra, un divertimento, un cordiale applicare leggi e norme non scritte ma tanto chiare..
Un mio caro amico direbbe che, forse, sto dando spazio ad una vecchia vita di esprimersi al meglio. Che questa cosa ce l'avevo nel sangue, ed ho solo dovuto sciogliere la briglia.
Io so che quando accarezzo il mio cavallo, gli salgo in sella e giro la chiave, le cose appaiono diverse. Vedo la strada e i suoi ostacoli come non li ho mai visti prima, sento i pericoli con l'istinto, scarto e applico schemi di giuda che ho dentro e che non sapevo di conoscere..
Chissà da dove vengono...
So solo che da quando c'è lei, mi sento forte, sicura, coraggiosa.
Desmodromica.
Morgana June 14 Chissà se lo sai..Ieri mi sono emozionata. Fino al midollo. La musica, la mia solita, vecchia musica, mi ha regalato un singhiozzo di brividi e calore, di nostalgia e voglia.
Non amo questo cantante, ma devo ammettere che la dolcezza che ho percepito in queste parole l'ho raramente sentita altrove.. sarà che il mio cuore ha bisogno di questo, ora...
Ieri sera ho dovuto smettere di cantare.. il pianto mi rompeva la voce. Chissà se lo sai...
Chissà Se Lo Sai
Lucio Dalla, Chissà Se Lo Sai (1985) Morgana.
June 12 MorganaAncora cenni storici.. che ci devo fare, mi è scattato il momento di insegnamento cattedratico coatto..
Morgana è una delle donne protagoniste della mitologia celtica. Pur non essendo una fata, la cultura tardo-medievale di impronta profondamente cattolica le ha attribuito questo attributo, diventando così per i più la mitica Fata Morgana. Per la sua caratteristica di apparire sollevata dal suolo diede il nome all'effetto ottico fatamorgana. Si presuppone che fosse probabilmente un tipo di camminata molto dolce e leggera che, unitamente ad altri effetti ottici forse anche causati dal particolare abbigliamento delle sacerdotesse di Avalon (di cui Morgana è una delle ultime esponenti) a creare questo apparente distacco da terra durante la camminata di Morgana. Nel Ciclo arturiano, Morgana è un personaggio femminile, talvolta presentato come antagonista di Artù e nemica di Ginevra. Nella Vita Merlini (Vita di Merlino) del XII secolo, si dice che Morgana ("Morgen") sia la più vecchia di nove sorelle che governano su Avalon. Geoffrey of Monmouth parla di Morgana come di una guaritrice e una mutaforma. Scrittori più tardi come Chretien de Troyes, basandosi sull'interpretazione di Monmouth, hanno descritto Morgana intenta a curare Merlino ad Avalon. Nella tradizione dei cicli arturiani, Morgana era la figlia della madre di Artù, Lady Igraine, e del suo primo marito, Gorlois, duca di Cornovaglia; Artù (Arthur Pendragon), figlio di Igraine e di Uther Pendragon, era dunque suo fratellastro. Come donna celtica, Morgana ereditò parte della magia della terra di sua madre. Morgana aveva due sorelle maggiori (e quindi era la più giovane di tre sorelle, non la maggiore di nove). Il terzetto di sorelle è una formula piuttosto comune nella mitologia celtica. In Le Morte d'Arthur e altre fonti, ella è infelicemente sposata con Re urien di Gore, e Owain mab Urien è suo figlio. Sempre secondo la tradizione Morgana sarebbe l'allieva, forse l'ultima o una delle ultime, di Viviana. Questa, la Dama del Lago, sarebbe stata la Sacerdotessa Madre di Avalon, nonché colei che avrebbe preso sotto la sua ala la piccola Morgana, per educarla all'antica religione di Avalon al fine di farla succedere a sé come Sacerdotessa Madre. Anche Artù (nome sacro: Arthur Pendragon) come figlio di Uther Pendragon fu educato ed iniziato all'antica religione di Avalon. Il suo compito, infatti, sarebbe stato quello di unire le popolazioni dell'Inghilterra, quelle appunto fedeli all'antica religione di Avalon e quelle fedeli alla nuova fede, la religione Cattolica. Durante l'iniziazione, che come protagonisti aveva una sacerdotessa ed un "re cervo", Morgana si sarebbe unita ad Artù generando un figlio, Mordred, di cui Artù avrebbe ignorato l'esistenza, che più tardi avrebbe preteso il trono, passando per il malvagio Mordred. Originariamente (per esempio in Le Morte d'Arthur) questo ruolo pare fosse ricoperto da una delle sorelle. Diverse fonti descrivono anche Morgana come allieva di Merlino, e successivamente sua rivale; in questo ruolo, il personaggio appare parzialmente sovrapposto con quello di "Viviana", una delle figure che corrispondono al nome di "Dama del Lago". Tratto da Wikipedia e genericamente condiviso dalla sottoscritta. A chi mi chiede il perché del nome che ho scelto.. alcuni motivi sono accennati qui sopra.. un altro, quello forse più semplice e non meno sentito degli altri, è il significato di questa parola. Vi bacio. La donna del Mare.
June 11 DesmodromicaInnanzitutto, un intervento culturale sul fantastico motore della mia moto. A chi (come me) si sente offeso al solo sentire pronunciare parolacce quali il titolo di questo intervento, dedico una piccola lezione di meccanica.
La distribuzione desmodromica è la caratteristica vincente dei bicilindrici DUCATI fin dal 1972. La particolarità di questo sistema di distribuzione risiede nel fatto che ogni valvola è guidata, nei moti di apertura e di chiusura, da due bilancieri e da due cammes. I funghi delle valvole non hanno quindi la molla di richiamo presente su tutti i motori 4T.
Succede quindi che quando la camma di apertura muove il suo bilanciere aprendo la valvola a fungo, la camma di chiusura libera il suo bilanciere permettendogli di seguire passivamente il moto della valvola. Terminata la fase di apertura, la camma di chiusura muove il suo bilanciere chiudendo la valvola a fungo, analogamente la camma di apertura libera il suo bilanciere permettendogli di seguire passivamente il moto della valvola.E' importante notare che la piccola molla presente sul bilanciere di chiusura - di minimo carico - non determina il moto della valvola, ma bensì solo la tenuta della stessa sulla sede. Riassumendo, i vantaggi dati dalla distribuzione desmodromica, a fronte di una certa complessità meccanica, sono: · Riduzione degli attriti di funzionamento di circa il 30% grazie all'assenza della molla di richiamo della valvola, che specialmente con diagrammi di distribuzione spinti necessita di un carico notevole; · Totale assenza del fenomeno dello sfarfallamento agli alti regimi di rotazione, in quanto la valvola è sempre guidata nei suoi moti; · Possibilità di ottimizzare e variare il moto della valvola permettendogli tempi di apertura maggiori (rosso) a parità di durata della fase ed alzata valvola rispetto ad un motore standard (giallo). Per i tecnici: aumenta il time-area delle fasi (zona compresa tra la curva gialla e rossa). Di riflesso si avrà che anche i tempi di incrocio nel moto delle valvole di aspirazione e scarico come anche i tempi di ritardo in chiusura ed anticipo in apertura delle valvole - determinanti ai fini delle performances del motore - potranno essere ottimizzati e variati a seconda delle esigenze di impiego del propulsore.*
La moto (e quelle della mia marca in particolare) è quindi una questione di delicato equilibrio. Con l'equilibrio sta in piedi. Con la giusta armonia tra gas e frizione evita strappi e impennate. Con il giusto dosaggio tra freno davanti e dietro si amalgama morbidamente alla peristalsi del traffico. E con il perfetto incastro tra le valvole, gestisce dolcemente il carattere arrabbiato del suo motore. La miscela di equilibri delicati è poi l'espressione di un carattere deciso, forte, dolce, adattabile ad ogni terreno..
Potrei imparare dalla mia moto. Potrei prendere il cuoricino, e impiantarci un bel sistema di controllo desmodromico delle valvole, per tenere lontano gli strappi, i colpi di testa, gli scatti di rabbia, le decisioni affrettate e le debolezze che sono sempre stati tanto lontani da me.
Ma dove sono finita? Ma cosa ho fatto? Ma cosa voglio fare...
Accetto consigli.. chi conosce un buon meccanico?
Mor.
June 07 Amore e MusicaDice il saggio Maestro di Canto della fata:
L'amore è musica. E' una questione di sincronia ed armonia. Non si può permettere di arrivare in anticipo, o in ritardo. Si può permettere dissonanze, solo se magnificano splendide armonie.
(Da: Storia di un cronico Ritardatario...)
Morgana
June 06 Ho scelto di essere liberaChe dire, S.
Siamo giunti al punto. Non trovi?
Proviamo a parlare di noi due.. un'analisi attenta, un esame veloce ma preciso. Facciamolo, un'ultima volta.. magari abbiamo tralasciato qualcosa.
Ci siamo conosciute nove mesi fa. Appena ti ho intravisto ho capito che ti ero destinata, che il nostro non sarebbe stato un rapporto per nulla facile, che avrei dovuto lottare coi denti per convivere con te che ti annidavi giorno dopo giorno nel mio grembo, diventando sempre più grande, sempre più pesante da portare.
Per tutto questo tempo mi hai messo dentro il tarlo.. pensare alla cosa più giusta da fare, alla soluzione e al compromesso da mettere in atto per dare possibilità a certe dinamiche di rimanere in piedi. Pensare al nome da darti, al modo in cui farti sparire dalla mia vita senza troppi scossoni, senza fare male a nessuno. Senza leggere il biasimo negli altri per quello che avevo fatto. Senza curarmi del cuore. Senza rinunciare a me stessa, a quella me stessa che si è insinuata dentro di me il giorno stesso che ti ho conosciuta, e che con te è cresciuta e maturata.
S., vorrei che tu capissi quanto male mi hai fatto. Mi hai portato via tutto quello che avevo. Mi hai portato via con un soffio quello che credevo l'amore di una vita. Mi hai portato via una casa che avevo tirato su con tanta fatica. Mi hai portato via la serenità di una vita vissuta di riflesso. Mi hai portato via il servilismo di una moglie. Mi hai insegnato che potevo essere felice, e ora non riesco a smettere di farlo.
Ma chi te lo aveva chiesto? Perché sei venuta qui? Perché sei venuta a turbare la mia beata ignoranza? Quale Dio, quale stella ti ha mandata da me? Non ti volevo, non ho sperato di trovarti. Volevo solo stare bene, nella mia ovatta, nella mia incoscienza, nelle mie briciole di affetto.
Invece sei arrivata tu. E hai portato un dono. Nove mesi di discussioni, di tentativi, di piccoli cambiamenti, di lacrime e respiro affannato, di sensualità e rabbia ugualmente intensi. Sono sfinita. Sfinita.
Ieri sera alle tre e mezza hai bussato alla mia porta e mi hai detto "Eih, Morgana. E' ora di andare, non trovi? Il tempo è scaduto."
Mia dura, crudele Scelta, tra respiro strozzato e lacrime amare ti ho messo al mondo. Ho dato voce prepotente a te, che ormai eri molto più che un'idea. Ti ho dato un nome.
E, ora, te ne vai.. Mi lasci sola, a vivere questa nuova vita.. Mi lasci sola col i tuoi insegnamenti, col cuore incasinato, con spazi odorosi e armonie di voci. In fondo, ora, capisco quello che hai fatto. Non posso che, a denti stretti, ringraziarti.
Ho scelto di essere libera.
Morgana. June 05 LuceSono in un periodo epigrafico..
Alla mia Luce..
"So che ho bisogno di te
Elisa, Luce
June 01 RengaNon ho saputo resistere.. Renga è il mio peggiore vizio da quando avevo 14 anni...
Ecco il link del nuovo singolo..
Mor. May 29 La MusicaVivo per l'emozione. Vivo per il brivido, per il tuffo al cuore, per l'impeto di amore. Per il dolore struggente, per la rabbia che devasta il cuore.
Vivo per le tue mani che mi accarezzano la schiena, che mi scivolano addosso. Vivo per il tuo desiderio, per il tuo calore, per il tuo corpo.
Vivo per la gioia, quella pura e cristallina delle risate che sgorgano dal cuore. Vivo per la pelle d'oca. Per lo sguardo degli amici che alzano con me la loro voce.
Vivo. Mi emoziono. Vivo.
La musica è per me la fonte più grande di emozioni, la musica scava e trova, modella, plasma, crea e distrugge. La musica è visione e pulsazione, battito di cuore, sangue nelle vene. E' espressione e gioia, dolore e pietà, la musica è tutto, e il suo contrario.
Non esiste attimo nella mia vita che non sia accompagnato da una canzone.. Domenica tornavo dalla mia città in auto. Ho messo un cd a caso. La canzone che ho sentito mi ha fatto venire la pelle d'oca, mi ha emozionato. Ciò che la musica mi regala, era lì. Non tutto (non si può riassumere l'infinito!), ma gran parte era lì.
"La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita, è quel che non è, è l’erba voglio ma può essere complessa come la vita. La canzone è una vaga farfalla che vola via nell’aria leggera, una macchia azzurra, una rosa gialla, un respiro di vento la sera, una lucciola accesa in un prato, un sospiro fatto di niente ma qualche volta se ti ha afferrato ti rimane per sempre in mente e la scrive gente quasi normale ma con l’anima come un bambino che ogni tanto si mette le ali e con le parole gioca a rimpiattino. La canzone è una stella filante che qualche volta diventa cometa una meteora di fuoco bruciante però impalpabile come la seta. La canzone può aprirti il cuore con la ragione o col sentimento fatta di pane, vino, sudore lunga una vita, lunga un momento. Si può cantare a voce sguaiata quando sei in branco, per allegria o la sussurri appena accennata se ti circonda la malinconia e ti ricorda quel canto muto la donna che ha fatto innamorare le vite che tu non hai vissuto e quella che tu vuoi dimenticare. La canzone è una scatola magica spesso riempita di cose futili ma se la intessi d’ironia tragica ti spazza via i ritornelli inutili; è un manifesto che puoi riempire con cose e facce da raccontare esili vite da rivestire e storie minime da ripagare fatta con sette note essenziali e quattro accordi cuciti in croce sopra chitarre più che normali ed una voce che non è voce ma con carambola lessicale può essere un prisma di rifrazione cristallo e pietra filosofale svettante in aria come un falcone. Perché può nascere da un male oscuro che è difficile diagnosticare fra il passato appesa e il futuro, lì presente e pronta a scappare e la canzone diventa un sasso lama, martello, una polveriera che a volte morde e colpisce basso e a volte sventola come bandiera. La urli allora un giorno di rabbia la getti in faccia a chi non ti piace un grimaldello che apre ogni gabbia pronta ad irridere chi canta e tace. Però alla fine è fatta di fumo veste la stoffa delle illusioni, nebbie, ricordi, pena, profumo: son tutto questo le mie canzoni" F. Guccini, Ritratti
May 28 Lettera per un amicoLa scorsa settimana il mio Cuore ha perso un amico.
Era inevitabile che, di riflesso, Fede tornasse da me.
Mentre camminavo davanti al Carlo Felice, sabato pomeriggio, mi venivano in mente flash di momenti passati assieme. Genova, in ogni sua pietra, mi parla di te.
Non so a cosa serva vivere. Non so se, per te, quello che hai fatto è stato "abbastanza", o se avrebbe potuto essere di più, e quanto.
Non so se sei mai stato felice, se hai mai amato davvero, se hai mai detto "valeva vivere per questo", prima di addormentarti.
Conosco però quello che mi hai lasciato. Conosco la tua Scuola e il tuo insegnamento, ed ogni giorno mi porto dentro un po' del calore che mi hai regalato. So che, se per te non ha avuto un senso, per me tu ne hai avuto, eccome! La tua eredità è enorme.
So che ci sei ancora, che sei, forse, il bambino che mi sorride dalla carrozzella, la stellina che pulsa nel mio cielo..
So che, prima o poi, ti reincontrerò, perché siamo l'uno dell'altra e perché era scritto che le nostre strade diventassero, anche se solo per pochi passi, una.
So che quello che doveva essere non è stato, e questo soprattutto per colpa mia, e mi chiedo come avrei fatto se, a metà strada, ti avessi perso mentre ero al tuo fianco. Forse ti avrei raggiunto, o forse il tuo dono sarebbe stato ancora più grande. Sliding doors.
So che vivi in me, e che vivrai finché io stessa cavalcherò questa vita. Vivi nel mio ricordo, e nell'affetto sproporzionato che ho per te, vivi nei miei gesti e nelle mie piccole scelte quotidiane.
So che vivi, lo so perché ci credo, non importa quando e dove, in che forma e con che aspetto.
Grazie, Fede.
Ila May 21 ContemporaneaIeri mi sono regalata una giornata. Chiusa tra le quattro mura della mia casa, eppure tanto libera, tanto serena.
Pensavo. La sensazione è strana. Io sono qui, sdraiata sul divano, ripiegata nella mia intimità, a sentire il refolo dell'aria fiorentina che mi accarezza la pelle.
In un altro luogo, nello stesso istante, Marco è immerso e sente il freddo pungente dell'acqua e il grido selvaggio dell'uomo primitivo scatenarsi nella caccia.
Mio padre accarezza l'erba verde mentre raccoglie una pallina da golf.
Uno sconosciuto a pochi metri da me potrebbe provare l'amore o il dolore più grande del mondo. Tutto nello stesso attimo.
Che bello. Il mondo, in quello che per me è un istante, vive e gioisce di 6 miliardi di emozioni diverse. Quanta energia, quanta forza viene fuori da tutto questo.. Che meraviglia.
Sorrido. Cercavo la pace, non credo di averla trovata, ma credo di aver di nuovo trovato un po' di amore, per me stessa e per chi ha diviso momenti speciali con me.
Mor. May 15 CeraDa bambina guardavo con ammirazione i mangiafuoco passarsi sulla pelle fiamme di torce incandescenti. Quando si avvicinavano, potevo vedere la cera spalmata sulla loro pelle sciogliersi e allargarsi in fiori dal bordo bruciacchiato.
Vorrei avere quella cera. Vorrei spargerla sulla pelle e guardare ridendo i tizzoni ardenti che mi stanno arrivando addosso. Vorrei che le cose mi scivolassero addosso, come l'acqua sul letto di un fiume, come l'aria tra le mie nuove finestre...
Speriamo di trovarla, da qualche parte. Per ora incasso colpi, e fanno male. Li incasso sul personale, perché più cerco di fare bene alla gente attorno, meno quella sembra capire qualcosa.. Tutti mettono in primo piano i loro bisogni, e non pensano che anche io ho i miei. Non lo accettano. Non lo contemplano minimamente nel loro panorama.
Io sono stanca. Prima o poi la troverò, quella dannata cera.
Marca Vaffanculo.
Mor.
May 09 Un nuovo inizioBuongiorno a tutti.
Il mio nome è Ilaria.
Alcuni, i più intimi, mi conoscono come Morgana.
Morgana ha ricominciato. Ha annullato il passato, fatto di biasimi e ricatti, ha distrutto il suo fardello salvandone solamente preziosi insegnamenti. Fate e spartiti. Morgana ricomincia da zero.
In un giorno speciale: quello del suo trasloco dopo una convivenza che si è fumata via due anni e mezzo della sua vita. In un giorno in cui nuove mura, nuovi odori, nuovi rumori lanciano promesse di vita.
Morgana ha voglia di correre e di inalare l'aria inebriante dei giardini di maggio. Morgana ha voglia di unire la sua voce a mille in un canto di gioia. Di unirsi al grembo del mare sbriciolandosi in spuma e rocce. Di volare nel vento col le ali forti del gabbiano.
Morgana è un'identità. E' una persona. Morgana ha sempre avuto un valore. La differenza tra ieri e oggi è che lei, oggi, questo valore, lo conosce.
Morgana non ha limiti. L'unico limite è il cielo (e forse nemmeno quello).
Morgana crede. Crede in se stessa, nel suo potere. Crede nelle cose, e le cose accadono. Crede nella natura e nella sua forza. Crede nel rincorrersi della vita. Crede che non siamo null'altro che significati. Per noi e per gli altri. Crede nelle anime antiche e nel miglioramento giorno dopo giorno*. Crede nel potere della serenità. Crede nella necessità di mettersi in discussione.
Morgana apre le porte del cuore a chi le vorrà attraversare
Benvenuti.
M.
*ringrazio gli autori di alcune delle citazioni riportate tra le righe di questo testo.. tanto amore! |
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