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    May 06

    Ciao a tutti!

    La vita mi porta via.. e io mi faccio trascinare, senza paura.
     
    Ci sono fasi nella vita, e credo che quella di questo blog sia, da un certo punto di vista, finita.
     
    Ciao a tutti e grazie per quello che abbiamo condiviso in questo tempo!
     
    Un abbraccio enorme,
     
    la Fata Morgana.
    February 24

    La Guida

     

    Sapere che un’opera ha raggiunto il cuore di qualcuno rappresenta il fine ultimo e la massima aspirazione di una creazione artistica. È una sorta di magia, non saprei come altro definirla. Quando si compone musica lo si fa come in preda ad un rapimento, ma poi si è sempre balia del dubbio, si teme che non si riesca a trasferire con la stessa intensità nell'opera e in chi ne fruisce l'essenza di quel rapimento. Uno dei segreti di una bella canzone risiede appunto nella mancata dispersione di sentimento, emozione e stupore nel passaggio dal soggetto creante al soggetto percepente. (Dea, Lettere quasi d’amore)

     

    Apro volutamente questo post con la citazione di una persona molto vicina (quasi insita) al mio cuore: oggi mi è capitata una cosa bellissima.

     

    Un tempo lontano lontano, in preda a delirio mistico unito a una forte dose di anestesia dei sensi legata al dolore per la perdita di una persona, mi sono messa a scrivere una canzone, il cui titolo è La Guida.

    A volte, quando scrivi qualcosa, quando crei, hai la netta sensazione che quello che stai facendo porti l’impronta della tua stessa anima, come se ti stessero facendo una radiografia e lì, su quelle pagine come su qualsiasi altro supporto, ci fosse la sagoma delle tue ossa, il rumore dei tuoi pensieri, l’essenza stessa del tuo essere.

    E poi, magari, capita che le persone che ascoltano sembrino non cogliere tutta la tensione che ci hai messo dentro, tutto l’amore che scaturisce da quelle parole. Quella è una canzone, niente più (ebbene si: anche per la persona per cui è stata scritta. Quanto è ingenuo il cuore umano, il mio in prima linea!!).

    E poi, magari, hai regalato il tuo cd a una persona che ha contribuito alla sua creazione semplicemente facendo un piccolo gesto.

    E poi, magari, quella persona viene da te e ti ringrazia, perché quella canzone è proprio quella che stava cercando, perché l’ha fatta sentire alla sua Guida, ed è stato il suo modo per dirle grazie.

    E allora capisci.

    Capisci che l’arte, le cose che ci viene dato di creare, hanno sempre un fine che non possiamo immaginare al loro concepimento. Capisci che la nostra esistenza è assolutamente imprevedibile e strana. Capisci anche le parole di chi, in maniera del tutto gratuita, ti aveva detto che il massimo compimento di un’opera è sapere che essa ha raggiunto anche un solo cuore.

     

    Sono dannatamente grata a chi ha dato un senso alla mia opera (o, meglio, alla nostra opera, perché senza musica quelle parole sarebbero solo.. parole!). Grazie di cuore, Monia!

    Sono dannatamente grata alla vita, che non smette mai di donarmi insegnamenti e di regalarmi lacrime di commozione e gioia pura.

     

    La Fata.

     

    February 16

    L'Altra Parte

    Ho letto un libro bello, bellissimo.
     
    Che ha risvegliato una parte che dormiva da qualche tempo, diciamo pure da un anno, visto che un anno fa - giorno più, giorno meno - è avvenuto un evento che mi ha portata, per qualche tempo, a recedere dal cammino spirituale che avevo intrapreso.
     
    E questa via si è riaccesa grazie a questo incontro con pagine e parole, viaggiando accanto alle care Lame e alle canzoni scritte e registrate. Come a dire che, a volte, ci viene data una seconda possibilità (che forse, nel mio caso, è una terza, una quarta, un'ennesima) e non possiamo e non dobbiamo farecela scappare.
     
    Allargo le braccia e mi faccio attraversare, altro non posso fare. Sono di nuovo in cammino.
     
     
    La Fata.
     
    February 04

    Mio (meglio, nostro!!) figlio!!!

     
    Finito.
     
    E il bello è che è il secondo in pochi mesi. Te lo stringi lì tra le mani e ti dici.. Wè! E' mio! Mio figlio!!
     
    Parlo del demo, ovviamente. Prima il cd dei Pilgrims, poi il demo degli Enima.. questo 2009 ha un inizio prolifico!!!
     
    Un abbraccio ai compagni di studio di registrazione: Mauro, Stefano, Fede e Jack. Grazie, grazie, grazie di tutto, soprattutto della fiducia che mi accordate ogni volta, sono lusingata e vi voglio veramente un gran bene.
     
    E grazie a Donato di Danza Cosmica, che, soprattutto sulla mia vocina, ha fatto i veri miracoli. Lo trovate tra i link amici, lui e le sue orecchie veramente d'oro.
     
     
    Up the Enima!!!
     
    La Fata.
    February 02

    Revolutionary Road - Ovvero: c'è sempre una prima volta

     
    Non che io mi voglia assurgere a critico cinematografico, anzi. Non commento nemmeno i libri, anche se ne ho letti così tanti che forse potrei farlo in maniera attinente e propria. Tutto ciò che mi sono concessa è di indicare la lista delle mie opere preferite qui a lato, come a dire "Eih, se trovate qualcosa di simile a voi in questo blog, forse troverete carini questi volumi!". Questo è quanto. I libri, o i film, fanno parte della sensibilità personale di ognuno e parlano a ognuno su corde differenti, a seconda dell'estrazione sociale, del momento della vita in cui ci approcciamo a essi e di mille altri fattori.
     
    Quello che segue, quindi, è un semplice commento a cuore caldo. Ribadisco, non si tratta di una critica, quella la lascio fare a chi è capace. Questa è proprio e puramente LA MIA OPINIONE.
     
    Io mi rifiuto. Posso farlo? Mi rifiuto di andare al cinema e di uscire stomacata e provata come, ultimamente, accade spesso. Mi rifiuto di accettare film del tipo di "Come Dio comanda" o "Sette Vite". Mi rifiuto. E mi rifiuto soprattutto di accettare che un film allucinante come "Revolutionary Road" sia passato nelle sale.
    Mi sono stufata di spendere soldi per vedere film che danno un ritratto pessimo, pessimistico e negativo dell'uomo. Mi sono stancata di sentirmi dire che "devo capire il messaggio", "devo leggere tra le righe". Il fatto di dover capire o interpretare, per una persona limitata e aculturalizzata come me, significa che il messaggio stesso non è chiaro, e che l'autore ha decisamente toppato da qualche parte. 
    Mi sono stancata di dover lottare con me stessa per convincermi che "io ce la farò", che "noi ce la faremo", che "a noi non succederà perché siamo speciali e troppo intelligenti perché finisca così", che "nessuno stuprerà mai mia figlia di quattordici anni lasciandola morente sul ciglio di una strada, quello che ho visto è solo un film". Mi sono rotta di pensare che registi e attori possano anche solo prendere in considerazione di investire tempo, denaro ed energie in un prodotto che fa star male la gente. Perché io ieri sera sono uscita dalla sala e stavo male. Non c'era speranza in quello che ho visto, solo condanna di una società che uccide un uomo che si lascia uccidere. E non si mette sullo schermo un aborto così, non lo si fa come non si fa con uno stupro o un assassinio, perché in questo cazzo di mondo queste cose le leggiamo tutti i giorni sul giornale, e io, adesso, ho bisogno di sperare. Ho bisogno di investire le energie nei miei sogni e senza essere certa del fallimento, ho bisogno di immaginare i miei figli come una ricchezza, e non come una schiavitù, ho bisogno di vedere con i miei occhi che, anche se non è facile, due persone possano stare assieme tutte la vita e trovarsi (come quei due vecchietti ieri, all'ospedale!) mano nella mano a ottantadue anni, a guardarsi ancora con affetto. Ho bisogno di credere che quella luce che mi rende viva accanto al mio compagno, non la ucciderà il tempo. Ho bisogno di convincermi che a questo mondo ci sono ancora persone buone, e che valga la pena parlare anche e soprattutto di loro. Ho bisogno di credere che ci siano alternative, reazioni e soluzioni possibili.
     
    In un cartone animato della Disney, tre piccole fate fanno tre doni alla principessa neonata: la bellezza, il canto e la speranza. Laddove arrivano i bambini, non potrebbero arrivare anche gli "artisti"?
     
    Io vorrei dire a questi signori che fanno "arte", che sarebbe l'ora che mettessero il loro lavoro al servizio dell'uomo, e non contro. Che tutto questo dolore e male si risolvesse una volta ogni tanto in un po' di bellezza e gioia e speranza per chi decide di usufruire delle loro opere. Il mondo non ha più bisogno di piangere, il mondo ha bisogno di sperare. Io per prima.
     
    Scusate per l'intervento, così lontano dalle "mie corde". A volte, ho bisogno anche io di sfogarmi.
     
    La Fata.
     
    January 28

    Keller Platz - Enima 20.01.2009

     
    Arrivo tardi e interrompo il letargo. Sarà perché oggi mi va così, sarà perché domani si inizia a registrare il demo e sono nervosissima - più che prima di un concerto!! -, sarà perché gli avvenimenti elaborati con un po' di distacco sono sempre quelli migliori.
     
    Il 20 gennaio 2009 abbiamo suonato al Keller Platz. Avete presente quel locale in cui vai da anni come cliente a sentire le cover band ufficiali, o alcuni concerti minori, in cui il suono è pazzesco, in cui hai guiardato con invidia amici suonare? Ecco, quello.
     
    Credo che non sia stata la performance migliore dei nostri ultimi tempi.. io ho sicuramente stonato un po' più del solito, attacchi un po' approssimativi ci hanno resi più simili a una band mediocre che al gruppo che siamo di solito, alcuni errori sono stati davvero clamorosi. Non vado in giro a sventolare questa impresa come la migliore della nostra carriera.
     
    Mi sembra doveroso, però, segnalare questo momento importante. Un po' perché il Keller è sempre il Keller. Un po' perché non smetterò mai di ringraziare quei musicisti pazzeschi che mi accompagnano e mi affidano le sorti della serata. Un po' perché il sound che abbiamo sta maturando e raggiungendo un'identità riconoscibile. Un po' perché nei pezzi nostri viene fuori il potenziale, e sono sicura che siamo sulla strada giusta. Un po' perché alla fine se il gestore era contento e gli amici pure, forse non si è fatto tanto cagare quanto crediamo noi (o forse si, e gli amici sono semplicemente buoni!). Un po' perché sentire nei miei compagni con la loro esperienza il tremore dell'emozione, beh, è stata una sensazione veramente molto forte, che ha coeso il gruppo che sta crescendo.
     
    Dobbiamo lavorare, dobbiamo migliorare (io soprattutto!), dobbiamo raffinare lo show per renderlo sopra la media: di questo siamo consapevoli. Questo intervento è solo una bandierina, una piccola vittoria su un palco che incute timore, una vittoria che vogliamo assolutamente ripetere, ogni volta migliore di quella precedente.
     
    Enima sta diventando un progetto caro, un elemento importante della mia vita. Sono contenta che sia successo così, lentamente, che la cosa non abbia iniziato a bruciare subito per poi spegnersi: spesso ciò che nasce lentamente dura molto. E questa entità mi avvolge ogni giorno di più, con le difficoltà e i piaceri. Forse non era necessario il Keller per scrivere queste parole, diciamo che è una buona scusa, però per gridare con tanta fierezza
     
    Up the Enima!
     
    Morgana
    January 21

    Letargo

    Strano trovarsi qui...
     
    Iniziava così una canzone che amo molto e che qualche volta ascolto ancora, in preda a spasimi di nostalgia o semplicemente in cerca di buona musica del passato.
     
    E' strano trovarsi qui, in questo cortile della mia anima, in questa finestra che ho tanto amato e sentirsi un po' "secchi", senza parole. Non perché non ci siano cose da raccontare o scoperte sensazionali.. la necessità di espressione - soprattutto attraverso la parola - è altissima, forse più che mai.
     
    E' che qualcosa in me è cambiato, forse il gradino nuovo su cui mi trovo da qualche tempo a questa parte non implica la necessità di tenere un diario - forse non ora o qui. Forse la voglia di esprimersi si rivolge a esercizi di più ampio respiro, oppure alle canzoni che volano via come una piuma al vento - la contraddizione è la mia spina dorsale. Fatto sta che mi trovo in questa Stanza quasi ogni giorno della mia vita, e non ho nulla da dire.
     
    Forse è il momento giusto per ammetere con me stessa che devo prendermi una pausa da queste pagine. Con una piccola intenzione: tornerò con i fiori in primavera, con le idee più chiare.
     
    In questo momento, desidero dedicare un pensiero a persone che mi hanno regalato perle bellissime, momenti di riflessione, sorrisi, dialoghi interessanti.
     
    Tra tutti Lex, Marina, Zen, Sergio. Non amici, ma entità che ti diventano in qualche modo famigliari, intervento dopo intervento, pagina dopo pagina, giorno dopo giorno. Di voi mi sono fatta un'idea, e credo persino che a volte ci sia la possibilità che ci conosciamo tra di noi più di quanto ci conoscano alcune persone che frequentiamo - semplicemente perché il caso ci ha portato con un clic a scorrere pagine molto intime della nostra anima. Per queste persone e per altre di cui "frequento" i blog, non mi va di chiudere questa pagina. Non ora, senza una reale riflessione.
     
    Ci sono anche quelli che hanno solo letto, qualcuno perché mi voleva e mi vuole veramente bene - Alessia, Alessandro, altri perché questo posto era un buon motivo per biasimarmi - Marco. Anche per loro - per tutti loro! - non mi va di chiudere tutto.
     
    Saluto e vado in letargo.
     
    Ci si vede in primavera.
     
    La Fata.
    December 30

    Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

    Un attimo di silenzio. Una sorta di sospensione elettrostatica sulla vita piena del quotidiano, un abbandono armonico al respiro cosmico, un intimo raccogliere le forze e le emozioni tutte in un solo punto, come a voler generare qualcosa di grande – una vita, o un’idea.

     

    Mi sento intimamente piena. Non succedeva da molto, forse dall’ultima pausa. Mi sento come una molla, così carica di emozioni che scattare ed esplodere in un canto diventa un gesto quasi inevitabile. Mi sento realizzata quando, giunta la sera, appoggio la testa nell’incavo perfetto tra la tua spalla e il tuo busto – sembra creato per me, quello spazio – e piego le gambe sotto le tue e mi abbandono al tuo respiro regolare, al tuo odore, al suono sommesso dei tuoi sogni. È un momento pieno di magia, questo. Un momento perfetto.

     

    I mesi passati – troppo pieni e troppo poco riflessivi per lasciare un segno qui – hanno portato inverno, disgelo, perdono. Che grande parola, che grande emozione, il perdono: un frutto maturo che cogli dall’albero al giusto momento, e lo assapori come non avresti più creduto, perché il tempo ha fatto il suo corso e tu con esso, e ti rendi conto che i rancori hanno la stessa valenza di un soffio di vento. E in mezzo a tutto la famiglia – anzi, le famiglie! -, il calore del Natale, gli amici rossovestiti sorridenti sul palco, e un senso infinito di amore tutto attorno.

     

    È il momento giusto per tirare le somme, per fare progetti, per tornare. Per augurare a tutti un anno in cui i sogni diventino realtà e non ci sia altro che sole a rischiarare i nostri cuori spesso troppo pieni di ombre.

     

    Morgana.

    December 17

    New York, New York

    Non sono sparita, tantomeno malata o portata via da strane strade della vita. E' semplicemente un periodo privo di respiro, un periodo in cui leggersi dentro è molto difficile, quasi impossibile, e per questo non è possibile scrivere.
     
    C'è stata una settimana a New York, e non ho mai avuto il tempo di lasciare una testimonianza di questa esperienza meravigliosa. Ieri sera scorrevo le pagine di un libro caro e mi è venuto da piangere, perché quelle parole sono ESATTAMENTE quello che ho provato in un particolare momento della mia vacanza:
     
     

    Tutta quella città… non se ne vedeva la fine…

    La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?

    E il rumore

    Su quella maledettissima scaletta… era molto bello, tutto… e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema

    Col mio cappello blu

    Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino

    Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino

    Primo gradino, secondo

    Non è quel che vidi che mi fermò

    È quel che non vidi

    Puoi capirlo, fratello? È quel che non vidi.. lo cercai ma non c’era in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne

    C’era tutto

    Ma non c’era una fine. Tutto quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo

     

    […]

     

    Cristo, ma le vedevi le strade?

    Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una

    A scegliere una donna

    Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire

    Tutto quel mondo

    Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce

    E quanto ce n’è

    Non avete mai paura voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…

    Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.

    Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.

     

    Alessandro Baricco, Novecento.

     

     

     

    Chiudo il mio passaggio così, veloce e fugace come solo una persona subissata dalla vita può fare. Ci sono molte altre cose da dire, ma il tempo spero mi porterà un po' più di calma per lasciarne traccia. Un abbraccio fortissimo,
     
    Morgana.
    November 05

    La Fatina delle Olive

    Prefazione

     

    Cosa siamo

    se non

    significati.

    (Biofonia)

     

    Quando ti conobbi portavi con te una candela per rischiarare le mie notti e una boccetta di olio della tua terra. Allora non potevo comprendere il significato del secondo simbolo, non quello che tu gli attribuisci.

     

    La Fatina delle Olive

     

    Qualche volta il ritorno alla terra è strettamente necessario. Non te lo ricordi, perché ormai questa realtà fatta di schermi e connessioni ultraveloci ti ha coinvolto e portato all’oblio. Te ne accorgi, però, quando la vita ti spinge gentilmente ad affondare le mani, i polmoni, lo sguardo nella bellezza della natura. Ti sembra di tornare a respirare, i battiti del tuo cuore si riportano a un ritmo umano, e tutto si fa più lento, dannatamente giusto.

     

    La raccolta delle olive è un rito ancestrale che danza col sangue contadino della mia famiglia: il contatto con gli alberi sacri, la forza esercitata sui rami per raggiungere i frutti più alti, il costante percuotere le fronde e vedere i globi violacei che cadono sulla rete con un rumore sordo, tutto questo faceva parte di me, anche se non lo sapevo. Mi sono sentita a mio agio, mi sono sentita altrove, libera, felice, stanca, esausta, ma dannatamente in pace.

     

    Conclusione

     

    Il tramonto sulla cima dell’ulivo più alto, la testa appoggiata al tuo petto, bargigli rossi che tingono il cielo di fuoco, un bacio rubato tra le fronde.. sono attimi che iscrivo nel libro dei Momenti Perfetti, attimi di me e di te che porto nel cuore come un grande dono.

     

    Perché ora che ho condiviso con te questa esperienza, ho capito il significato vero di quella boccetta d’olio: i volti di trenta amici che ridono e cantano mentre faticano tra i rami, tua madre che sorride accanto a me a tavola, la mano stanca di tuo padre che mi porge un grappolo d’uva, la risata di mia sorella che non ricordo di aver visto così felice, mia sorella gemella che si siede a lavorare mentre dentro di lei cresce una vita nuova, l’uomo della chitarra che tuona la sua semplicità, il canto che si alza spontaneamente, i nomi e le lingue che si intrecciano nell’aria e tinteggiano parole comprensibili a tutti

     

    (parole riscattate dal linguaggio),

     

    tutto questo è contenuto in quel liquido.

    E c’è molto di più: quello che le parole non riescono a dipingere.  Che è fatto di odori, sensazioni, percezioni, graffi, muscoli doloranti, baffi di fango, risate, notti insonni, serate stellate, pasticcini caldi, paradisi dei calzini, viaggi in macchina al limite del sonno, abbracci… è tutto condensato lì dentro.

     

    E io ne faccio parte.

     

    Non so se veramente sono degna di questi doni, mio dolce poeta. Certamente, sto vivendo nel modo più felice possibile per poter godere senza rimpianto di tutto questo.

     

    Con tutto l’amore di cui sono capace, grazie.

     

    Morgana.

     

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    Image by Alfogator (http://alfogator.smugmug.com/) - Thank you!

    October 30

    Istantanee Reggiane

     

    Il weekend che è passato ha lasciato parole in punta di lingua, e solo ora trovo il tempo per dare loro voce. Fotografie, istantanee, miniature di quelle da mettere nel medaglione e guardare quando ci sembra di avere dimenticato il suono della parola “amore”, o quando la pioggia ingrigisce i lineamenti del volto, proprio come succede in questi giorni di meteo incerto – e mi piacerebbe che fosse solo il meteo..

     

                                                                                                                          ***

              Il gigante dalla voce tonante e i muscoli forti sembra spezzarsi di tenerezza da questa angolazione – strano profilo, piccolo naso su zigomi grandi, mano piena di musica che esita nel tentativo inutile di una carezza. Quanto può essere disarmante il sorriso di un bambino? Quella bocca sdentata, quella lingua cicciotta e quegli occhi azzurri che gorgogliano una risata.. quale può essere il loro potere? La manina pura e smaliziata afferra l’enorme falange che si avvicina al viso, e il gigante si scioglie, l’immagine si sfuoca, e piccole lacrime di dolcezza fanno capolino  al lato degli occhi. Che presto una piccola creatura possa portare i tuoi lineamenti per il mondo, Uomo!

     

                                                                                            ***

             Occhi azzurri e penetranti e un sorriso stanco - di lottare, di recitare ogni giorno un copione pesante fatto di malattia e voci crudeli, di sonno indotto e di emozioni pure. Perché non c’è differenza tra te, con i tuoi quarant’anni e la tua strana sensibilità, e quel neonato che ti dorme accanto. Perché non c’è che la meravigliosa forza dell’amore di due fratelli che dividono un peso comune sulle loro spalle, e non importa se è il più piccolo a sopportarne di più, e con maggior coraggio e saggezza, con infinita dedizione e tenacia. C’è una mano stretta con tenerezza su una coperta stesa al suolo, minuti e minuti di un’intensa, reciproca promessa, e io non dovevo vedere, ma ho visto, e non potrò dimenticare facilmente tutto l’amore di quelle due mani, tutta la loquacità dei vostri volti sereni, tutte le tribolazioni iscritte nei vostri lineamenti così diversi.

    Fratelli.

    Perché forse questa parola non ha bisogno di alcuna spiegazione, perché forse tutto quello che siete è racchiuso proprio lì, esistenze che si sostengono e si abbracciano e si compenetrano e si influenzano inevitabilmente. Tutto nella semplice, dolcissima stretta di mano di un poeta e di un vecchio bambino.

     

    Grazie, per tutto questo, e per tutto il resto.

     

    La Fata.

     

    October 22

    Acoustic nights

     

    Serate soft, di giochi e parole, di immagini e connessioni trasversali.

     

    Le otto ore di lavoro, incerto, caduco e traballante, si rarefanno nell’aria della notte. Acustica. 

     

     

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    Foto di Alfogator per Enima, acoustic version.

     

    Grazie a chi c'era, a chi ha preso la fata per mano facendola volare via.

     

    Morgana

    October 15

    Amore

     

    Amore.

     

     

    È tutto racchiuso in questa parola, nel tuo modo assolutamente unico di pronunciarla, con lo sdrucciolo finale che ne smorza la rotondità, con lo slancio iniziale intonato. Sta tutto nella tua espressione mentre lo dici, nella bocca indefinita che si apre mettendo in mostra quel sorriso da monello, nella luce che brilla in fondo agli occhi.

     

    Amore.

     

    Lo puoi pronunciare in tutti i modi – interrogativo, esclamativo, urlato, sussurrato, cantato, stonato, sonnacchioso, squillante – , ogni volta è un sussulto, un battito di cuore perso per sempre nell’ordine delle cose, un vuoto spinto sulla ritmica regolare della vita.

     

    Amore.

     

    Tu mi chiami amore, proprio tu, che stai diventando la ragione per mettere un passo dietro l’altro. Tesoro, stellina, musetto, regina, principessa, parole serene e graziose, giochi di stile di innamorati ridicoli. E, in mezzo a tutte, Amore. Come un papavero rosso in un campo di grano, una stilla purpurea tra la normalità delle cose, una diversità che attira gli occhi in mezzo a tutto il resto.

     

    Appoggio la mia testa sulla tua spalla delicata e mi accoccolo nel tuo calore, nel tuo attento odore di uomo.

    Se è un sogno, mio buffo poeta, non svegliarmi mai.

     

    “Amore”.

    October 14

    Muso

     

    È come se l’ispirazione avesse un linguaggio, che viaggia e matura con il trascorrere delle stagioni. È come se in certi periodi non ci fosse spazio che per le canzoni, in altri per infinite prose colorate. È come se i momenti di metrica e di romanzo si alternassero come le oscillazioni di un pendolo antico.

     

    Mi trovo così in uno stato di fertilità musicale, partiture di archi che si sovrappongono a riff di chitarra, tempi in quattro quarti che lasciano spazio alla serenità dei sei ottavi. Come se nei momenti di gioia e di attività non ci fosse spazio che per la musica, come se negli sguardi tesi dei compagni che arrangiano e sbirciano in sé per trovare una soluzione armonica e un lampo geniale a completamento di quello che hai offerto loro ci fosse la conferma che tu sei, esisti e esisterai grazie a quello che stai facendo. Come se un pomeriggio in una stanza, una chitarra e un’idea piena di amore, fosse un passo in più verso la condivisione, un seme gettato nella terra del reciproco sostegno - il mio Muso parla un linguaggio diretto al mio cuore e traduce in semplicità le mie intuizioni senza bisogno di alcuna spiegazione.

     

    Le prose giacciono inermi a sbirciare la mia vita dallo schermo, e non riesco a trovare dentro lo slancio per immergermi nel loro fiume. Come se ora non fosse il momento, né io voglio forzare la mano. Arriverà, il giusto tempo, basta saperlo aspettare.

    O forse dovrò solo imparare a cambiare lingua con agilità, come faccio quando seleziono dalle mie cartelle mentali l’inglese o il francese da inframmezzare alla mia lingua madre. Forse è solamente una questione di allenamento – non temere, Morgana: non credi minimamente a questa affermazione!

     

    Chiudo gli occhi e mi assale una nuova marea, la lascio entrare e riempire gli anfratti delle strade della mia testa con il rombo di un basso pulsante.

     

    Accolgo la tua

    Tenace presenza

    Dentro me.

     

    Enima, Stella Polare

    October 09

    Morganalafee pt 1

    Il tempo è una strana molla, a volte intensa e ritorta su se stessa come un ricciolo ribelle, altre distesa e tranquilla come un lungo capello di seta bionda. Qualche volta, e forse più spesso di quanto ci rendiamo conto, sembra essere entrambe le cose. Ora è così.

     

    Ne succedono mille e sono tutte scandite ed eternamente tatuate attorno al mio polso, una specie di ghirigoro che urla la mia libertà. Sono tutte lente e gustate come un vino intenso, che lo culli sul palato e lo fai passare con attenzione su tutte le sezioni della lingua per esaltarne la rotondità, le asperità, il profumo severo del mosto e il ricordo della terra che lo ha cresciuto. Sono tutte troppo veloci per poter lasciare il senso di sazietà, ma la loro gradazione riesce comunque a inebriare il cervello e a stordire tutti i sensi.

     

    È così che arrivano le serate ben riuscite in cui il feeling è al massimo, il pubblico risponde come si deve e attorno non vedi che sorrisi. In cui un centinaio di persone canta la canzone che stai intonando, e ti stupisci e non puoi che rimandare indietro le lacrime di emozione. In cui la persona che ami abbraccia il tuo progetto e senti che sinceramente lo sostiene, e questo ti porta a volerci investire se possibile ancora di più. Perché è bello sentire che coloro che contano credono in te e in quello che fai. È bello abbracciare i fisici statuari dei tuoi compagni e sentire in loro la tenacia del sole, e capire che sono contenti, e che non hai tradito la grande fiducia che ti regalano ogni volta che li hai tutti e quattro alle spalle, a pompare in alto le tue parole con la loro musica. Grazie, Enima.

     

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    (grazie a Mirko Superbura per le immagini)

     

    È così che arrivano i weekend intensi, con le piccole conquiste, le gite folli tra migliaia di persone in festa, e tu ti trovi semplicemente protetta in una mano che stringe la tua, tra nuove cure, ammantata di una luce che porta la folla a non contare più nulla, quello che conta sono fiocchi di neve, vin brulé, freddo intenso e occhi verde nocciola che ti rapiscono l’attenzione, una voce nasale e calma che ti stilla pace, pace e pace, tanta pace da farti scoppiare il cuore.

     

    È così che si entra in mura dipinte di caldo buonumore, e calano le tende dell’intimità, riccioli ribelli sul cuscino che disegnano sogni mentre dormi e respiri e potrei rimanere a guardarti per tutte le notti della mia vita, ma si alza la nebbia di noi, che rimanga fuori da queste pagine, tesoro mio.

     

    È così che succedono cose, che si infiammano gli animi, che scattano molle che portano la vita a girare di nuovo – una nuova boa in mezzo alla quale girare, il naso teso verso un vento sconosciuto che porta dei cambiamenti. È così che si disegnano dentro rancori verso persone che dovremmo amare, e il cordone ombelicale stride e brucia come appena reciso, e si aprono sotto di sé strade liquide illuminate da una ragnatela di luci e rivoli di sudore sulla fronte dietro alle note di un piano amico – un antico piano che per tanto non abbiamo avuto il coraggio di ascoltare. Come se col giro di boa la sensibilità si fosse ampliata, come se in presenza dell’amore fosse tutto molto più intenso, anche la sofferenza, anche l’impotenza nel ricambiare quello che tanto generosamente e quasi follemente ci viene donato. Ma forse questi sono solo discorsi privati e incomprensibili a chi non era seduto con me a un tavolo, ieri sera. Quello che so è che il mio guerriero è sveglio e sta lottando, oggi, nobile guardiano del mio instabile equilibrio.

     

    Il tempo è una strana molla, e queste sono solo le ombre di cinque giorni. Eppure sembra una vita intera!

     

    A presto.

     

    Morgana.

     
    September 25

    La fata, il poeta, la pittrice e il dottore degli animali.

     

    Sono giorni strani. Giorni pieni di lavoro nervoso, con la gastrite che fa capolino tra i nervi tesi lasciandoti il bruciore in gola, che per una che canta non è mai una cosa buona, ma va bene anche così. Sono giorni lunghi, senza il corpo amato perché abbiamo tutti un sacco da fare, e nello stesso tempo brevissimi, perché le settimane volano e nemmeno te ne accorgi che sei già a venerdì, e avresti voluto fare mille cose che rimangono a guardarti da una lista appesa al filo del forse, un giorno..

     

    E poi ti capitano serate come ieri.

     

    Un autoinvito in tutta regola, mi porto per cena portando la cena, ma questa volta ci porto per cena, e non sai quanto è importante, per me, che tu conosca quel posto. Che tu appoggi il tuo sguardo sul letto etnico e sul pianoforte di fine ottocento, che tu ti sieda al tavolo che mille volte mi ha vista sorridere e mille piangere, e che tu ascolti le note gentili di un Segovia amico. Che tu entri dritto nel cuore del mondo. Del mio mondo.

     

    Perché ieri sera, mentre portavo la torta alle mele con la cannella e gli gnocchi col pesto a casa della pittrice e del dottore degli animali, ho pensato che ti stavo presentando una delle mie famiglie. Io ne ho tre di famiglie, questo è un concetto che coltivo da un po’. Una trovata, una scelta, e una eletta. Ecco, ieri sera ti stavo presentando alla mia famiglia di elezione. Quella che brilla, quella in cui non ci sono segreti, nè cose non dette, c’è solo un mare di attenzioni e voglia di divertirsi, di condividere, di essere felici assieme, di costruire, di dare senza chiedere nulla in cambio. Quella che non fa una piega se l’invito è all’ultimo minuto, quella che ha sempre un letto e un lenzuolo per le notti disperate, quella che sembra avere perennemente il bollitore sul fuoco per prepararti una tisana appena varchi la soglia. Quella che ti chiede i consigli per modificare la struttura della casa, e anceh quella della vita, e che gode con te di tutte le piccole modifiche, quella che non si vergogna a chiederti collaborazione per montare gli armadi Ikea e che la trovi il sabato mattina a stendere e ti dà una manciata di panni perché tu contribuisca. Quella che, quando ti siedi sul divanone con un bicchiere di succo di mela bio, ti senti a casa e non sai come sia successo che queste persone ti siano entrate così tanto nelle ossa, ma è andata così.  Quella che è proprio come vorresti essere tu. La tua rivincita, per alcuni versi, verso quel mondo che vorrebbe che le cose non andassero avanti. Quella che prova con la vita di tutti i giorni che c’è una speranza. E mica una speranza da poco, perché loro sono lì, e se lo dimostrano da anni che si amano, con i piccoli battibecchi di tutti i giorni, con le gentilezze, con il linguaggio in codice che sbirci con tenera discrezione, con i rituali nei quali entri a fare parte e nemmeno sai che cosa hai fatto per meritartelo.

     

    Ieri sera sono stata bene. Ti ho adorato, tenendoti per mano tra una risata e un racconto, tra pezzi di ricordi che si svelano come un affresco celato da un telo bianco che piano scivola via, mettendo in luce quello che sono, attraverso i loro occhi, attraverso quello che abbiamo vissuto assieme. Ieri sera, una volta di più, mi hai stupito per la meravigliosa attitudine con cui ti muovi in mezzo alla gente, a tuo agio, sicuro, sereno e ipnoticamente solare, e ti assicuro che condividerti con loro è stato quanto di più bello avrei potuto fare, mio giovane, dolce Poeta.

     

    E poi i nomi, le promesse, i sogni, immaginare un volto per le persone di cui, prima, non conoscevo l’esistenza, e perdermi nelle tue buffe facce da bambino, e sentirmi leggera come non lo sono mai stata mentre le tue risate si uniscono alle mie tre toni più sotto (che accordo perfetto che siamo, io e te!).

     

    Mi ci voleva, una serata così. Un ennesimo, immeritato momento perfetto.

     

    Al poeta, alla pittrice e al dottore degli animali. Grazie, di cuore.

     

    Morgana.

    September 16

    In pensieri, parole, musica e emozioni

     

    In pensieri, parole, musica e emozioni ti ritrovo dentro. Insistente, necessario, come linfa per un albero, come sangue per un uomo, come eco del mare nel mio nome.

     

    In pensieri, parole, musica e emozioni diventi parte di me. Integrante, essenziale, come luce per il sole, come lama per la spada, come profumo di rose nei giardini di maggio.

    Musica, si, musica, come musica sono nella mia sensibilità le anime degli esseri umani, ognuna con il suo tono, colore, ritmo, volume e intensità. Musica. Parole, si, parole, linguaggio, potenza di espressione che arriva dritta al cuore, accento, cadenza, verbo, modo di dire - in un certo senso, musica. Parole. E tu con la musica e con le parole mi hai sfondato i timpani dell’animo e mi hai riempito gli anfratti della coscienza – e della non coscienza - unicamente del senso ineluttabile di te nel mio accanto.

     

    In pensieri e parole, musica e emozioni ti scorgo nel mio ieri. Inatteso, sbalorditivo, come  dono di un amico, come occasione colta, come sorriso di fanciullo in un giorno di pioggia.

     

    In pensieri, parole, musica e emozioni ti percepisco nel mio passato remoto. Inevitabile, incosciente, come l’arrivo della primavera, come la meta del viaggio, come la nostra morte.

    E tu eri già lì, in ogni passo poggiato sul sentiero di questa vita, nella direzione scelta per caso o per volontà, nelle azioni compiute che mi hanno portato per una strana, ironica, incomprensibile, fortuita motivazione, tra le tue braccia. Strade che si incrociano in maniera netta in un punto ben preciso del cammino e del tempo, perché quando si incrociarono prima – in una sala antica o in una sala nuova piene di musica, e chissà quante migliaia di volte a un concerto, o al cinema, o in un bar, o nelle vie del centro, o sui binari ritmici e dondolanti di un treno – non era giusto che ci accorgessimo l’uno dell’altra. Non ancora.

     

    In pensieri, parole, musica e emozioni ti immagino nel mio domani. Incerto, sperato, come il mattino di Natale negli occhi di un bambino, come un raggio di sole dopo una tempesta, come il primo bucaneve che annuncia la fine dell’inverno.

     

    In pensieri, parole, musica e emozioni ti prego nel mio futuro. Inconfessato, timoroso, come il sussurro di una vergine illibata, come il sogno cullato in un cassetto, come il folle gusto di audacia della parola sempre. Perché ora che ti ho preso per mano non voglio pensare al non più, non voglio pensare a nulla, ma solo viverti e vivermi nella bellezza che riesci donare a me e a tutto ciò che ci circonda, e non voglio lasciarti la mano né smettere di volare nei tuoi occhi castani, ma verdi, se li guardi meglio. Non voglio che esista nulla, se non il con te.

     

    Morgana

     

    PS: mi accorgo che ultimamente i miei scritti sono meno indirizzati a un lettore generico e disinteressato, più pragmaticamente intimistici, spesso misteriosi e pregni di significato che io sola, e forse un'altra persona al mondo, posso comprendere. Va così. Questo spazio si chiama Cuore di Morgana, e nel mio cuore, ora più che mai nella mia storia, c'è spazio per questo. Non vogliatemene. Vi auguro le stesse pagine, le stesse emozioni, le stesse totalizzanti intuizioni, sorprese, esperienze. Prendetelo per quello che è: un piccolo sogno diventato realtà. Per quanto potrà durare, per quanto potrà valere nell'economia della vita, per quanto male potrà fare - ho detto potrà, non dovrà! - posso solo gioire dell'ora e dell'insieme. E rendervene parte, come vi ho reso parte di tutto il resto, fino a oggi.

     

    M.

    September 08

    Un principio di magia

     

    All’inizio era strano vederti lì, dove altri erano stati prima di te. Era strano immaginare gli abiti che avresti indossato, ogni volta diversi, ogni volta a mettere in luce la tua pelle con un lampo di colore sconosciuto, una cravatta rossa, una camicia dal sapore indiano. Era strano trovare i tuoi lineamenti tra le pareti di fronte alla mia porta e essere investita dal tuo odore - quello nuovo e intrigante di chi non si conosce, quello buono.

                                                                        

    Ieri sera era buio, a San Galgano, le luci a illuminare la chiesa, ma il prato, gli alberi e il – mio, ma ora nostro – ciliegio se ne stavano lì, in silenzio, a contemplare la vecchia Signora dal tetto mai uguale a se stesso. Eravamo lì per un motivo, per far salire più in alto una richiesta importante, e non potrò mai ringraziarti abbastanza per aver giocato, creduto, sognato con me. Per avermi abbracciato e per aver fumato una sigaretta senza bisogno che la serenità che avevamo attorno fosse rotta da alcuna parola.

     

    Nel tragitto fino a casa, mi sono accorta che qualcosa è cambiato. Che la tua voce non è più strana, nasale, roca, lenta, cadenzata, ogni volta nuova. C’è qualcosa che è diventato famigliare. Un suono, un timbro particolare, alcune parole ricorrenti che mi suonano nelle orecchie come te.  Come se, frammista alla musica della tua anima che ho imparato a conoscere in questi mesi, anche la tua realtà iniziasse a penetrarmi le ossa. Come se il profumo che la tua pelle mi rimanda quando appoggio la testa alla tua spalla lo potessi respirare anche ora, che tu sei lontano. Perché è vero, ti sto respirando proprio adesso, in fondo ai polmoni, in un luogo inedito tra la gola e il diaframma, credo non troppo lontano dal cuore.

     

    Sono quasi certa che la prossima volta che mi sorriderai di fronte alla porta di Angolo di Paradiso, il tuo volto sarà atteso. Sempre bellissimo e buffo ma atteso. Perché stai diventando una parte di me, un braccio, una gamba, un organo vitale, e come tale inizio a conoscerti, a creare un rapporto, a stupirmi di quante meravigliose cose stai portando nella mia esistenza. Come un dono che non mi stanco di contemplare, sull’altare dei grazie che non smetterò di dire a te e a chi ti ha messo sulla mia strada.

     

    Che bello, iniziare, lentamente, un cammino. Con te.

     

    Oggi vedo te in tutte le cose
    vedo solo te,
    proprio come se ogni cosa
    avesse tutte le tue qualità.

    E sento solo te
    nella vita che bisbiglia in superficie:
    ovunque intorno a me
    scorre come acqua la tua nitidezza.

    E anche se non sei qui
    adoro stringerti,
    scioglierti i capelli,
    baciarti e sorridere.
    Lievità celeste
    e azzurra complicità:
    quando io ti abbraccio vedo la vita in blu,
    e questo è ciò che la tua bellezza mi dà.

    E assaporo te
    mentre mordo un frutto e poi una liquirizia:
    il tuo gusto è
    ciò che rende amabile la loro essenza.

    Odoro l'aria
    e mi sembra svanire dietro la tua scia:
    è incantevole
    come i tuoi profumi pervadono la via!

    E anche se non sei qui
    adoro stringerti,
    scioglierti i capelli,
    baciarti e sorridere;
    scendere ai tuoi piedi
    e piano tornare su,
    soffermandomi ovunque.
    Giungere ai tuoi occhi
    e percepirne il calore,
    odorando e guardando,
    gustando e ascoltando...

    Bella come il mare che ami,
    è per te
    che oggi
    la vita
    è in blu.

     

    Marlene Kuntz – Canzone sensuale

     

     

    September 01

    Sto scrivendo.

     

    Stai scrivendo?

    Beh, si, si, in questo periodo sto scrivendo molto.

    No, non in questo periodo. Ora, in questo momento.

     

    Non so come hai fatto ad accorgertene, forse lo sguardo assorto disteso sul mondo come un foglio di carta assorbente, forse l’intuizione condivisa di un lampo di vita in un cespuglio in mezzo al cemento di un autogrill. Non so come ha fatto. Perché ci sono individui che sembrano conoscerti anche se ti hanno appena sfiorato, che sanno interpretare lo sguardo che ti percorre il viso per qualche secondo e che nemmeno tu, qualche volta, sembri notare, che ti entrano nelle spire del cervello e te lo traducono con un candore e una naturalezza da lasciarti spiazzato e disarmato. Quello che so è che stavo scrivendo, in quel momento.

     

    Stavo scrivendo. Dal momento in cui ero partita, quella mattina, per venirti a prendere a 361 km da casa. O, forse, dal giorno prima. O da tre settimane prima. Stavo scrivendo, continuamente, appuntando nella mente immagini e intuizioni, riempiendo le righe del mio quaderno cerebrale con un carattere continuato e unico, senza spazi né respiri tra una parola e l’altra.

     

    Stavo scrivendo che certi gesti sembrano folli e pericolosi, a volte pesanti, ma non lo sono, se non si ha paura. Che spesso il viaggio di andata e quello di ritorno sembrano avere lunghezze diverse, il primo velocissimo e il secondo infinito, eppure ieri mi sono entrambi passati in un batter d’occhio, forse perché il ritorno lo hai riempito tu, con le tue parole, con i tuoi racconti, con il freddo dei posti che hai visitato e il caldo della tua onestà. Devi essere una persona meravigliosa.

     

    Stavo scrivendo della macchia d’olio delle anime radiose che non fa che estendersi fino a coprire tutta la superficie della mia vita. Stavo scrivendo un nuovo capitolo sull’importanza dell’incontro in questo guazzabuglio di esistenza, e della decisione di abbandonare alcune attività per potermi dedicare anche in maniera più profonda a chi amo. Stavo scrivendo del 26 di Dicembre e della raccolta delle olive, della fiducia che è la base di ogni rapporto, e che quando manca mette fine anche alle cose belle che potrebbero rimanere "dopo" (e questo non è solo per chi ha tradito ma è anche per chi ho tradito), di tutti i miei sbagli, e delle cose che ho ancora da imparare, forse da te. Stavo scrivendo dei balconi fioriti di un paesino sopra Bolzano, e dei sentieri tra i boschi con le ombre e la terra rossa, le conifere e le felci, piccole pigne che crepitano sotto i piedi al passaggio, senso di ordine e di pulito tra le strade non segnalate, le gambe lunghe che percorrono più strada in un passo, e quelle corte che devono arrancare come un bassotto dietro a un alano, e l’intuizione che mi assorda quando la natura si affaccia sulla mia vita. Stavo scrivendo degli strudel senza cannella e senza pinoli, e quello che conta, che è il cuore, e delle cene che verranno, dei volti che mi si promettono e del dono dell’aspettare, della musica che mi esplode dentro quando ti bacio, delle lacrime che il tocco delle tue mani mi fa salire agli occhi, e del fatto che non posso abbracciarti in mezzo alla gente se non voglio morire di te.

     

    Stavo scrivendo delle parole, che raggiungono l’apice della loro espressività quando ascendono al silenzio. Stavo scrivendo del fatto che la storia di due persone è sempre un libro, non importa che sia stampato su carta o su un cuore. Stavo scrivendo della soggettività della storia stessa. Stavo appuntandomi che in realtà lo scrittore è un ladro, che ruba istanti alla realtà e li fa diventare diversi, e li tinge di un colore strano, che non è reale ma che non è nemmeno finto, perché in fondo, nella sua testa, quelle cose accadono davvero.

     

    Stavo scrivendo dei tuoi capelli sulla mia spalla, un solletico gentile, un ricciolo bianco come un punto esclamativo sui tuoi pensieri, e rughe attorno agli occhi del mio sorriso, ma in fondo che cosa mi importa, se a forza di ridere mi stanno venendo le rughe, in fondo sarebbe peggio se mi venissero perché sono sempre seria, o, peggio, triste. Invece mi vengono perché sorrido, e il momento in cui sorrido di più è quando mi sei accanto. Ti prego, non smettere di farmi venire le rughe.

     

    E stavo scrivendo dei progetti, di un weekend assieme, di un cammino dandoti la mano, della luce che è contagiosa, in entrambe le direzioni. Dell’assieme, e non del sopra o del sotto. Del non soffrire. Della normalità, della routine e della follia di credere che quello che stiamo vivendo non finirà.

     

    Del fatto che posso asserire con assoluta certezza che sono innamorata di te, e che ti voglio bene.

     

    Stavo scrivendo. Sto scrivendo. E non smetterò tanto facilmente.

     

    Morgana.

     
    August 29

    Dicono di me..

    Eccomi. Tornata.

     

    Tornata da due settimane, in realtà, ma con la mente sempre in vacanza, incapace di riprendere la routine quotidiana, di smettere viaggiare.

     

    E dove sarò stata, alla fine? È questo il punto. Da nessuna parte. Eppure sono stata dappertutto. In Cappadocia, in Spagna, in Norvegia, e persino a Capo Nord, passando per Stoccolma, Bergen, Oslo e New York. Ho viaggiato senza mai staccarmi da questa amatissima Italia.

     

    Non so esprimere quello che mi sta succedendo, in questo periodo. Ho qualcosa dentro che cresce e si muove e aumenta a dismisura e non so come fermarlo, e in realtà non lo voglio nemmeno fermare. La mia mente è in viaggio verso uno stadio diverso, in un cielo non tangibile, unita a qualcuno che sta lentamente tornando verso me. Unita, incollata, appiccicata a una buffa testa di riccioli scuri e a mani di porcellana.

     

    Ho letto un libro, in queste vacanze. In realtà ne ho letti molti, ma questo mi ha colpito in modo particolare. Lascio che siano le sue parole a raccontarvi i miei viaggi. Perché mai ho creduto che qualcuno mi avesse sbirciato dentro come quando sono inciampata in queste poche righe.

     

    Arriva settembre. Buon nuovo anno a tutti quanti.

     

    Morgana.

     

    Una volta chiesi a Novecento a cosa diavolo pensava, mentre suonava, e cosa guardava, sempre fisso davanti a sé, e insomma dove finiva, con la testa, mentre le mani gli andavano avanti e indietro sui tasti. E lui mi disse: “ Oggi son finito in un paese bellissimo, le donne avevano i capelli profumati, c’era luce dappertutto ed era pieno di tigri”.

    Viaggiava, lui.

    E ogni volta finiva in un posto diverso: nel centro di Londra, su un treno in mezzo alla campagna, su una montagna così alta che la neve ti arrivava alla pancia, nella chiesa più grande del mondo, a contare le colonne e a guardare in faccia i crocefissi. Viaggiava. Era difficile capire cosa mai potesse saperne lui di chiese, e di neve, e di tigri e… voglio dire, non c’era mai sceso, da quella nave, proprio mai, non era una palla, era tutto vero. Mai sceso. Eppure, era come se le avesse viste, tutte quelle cose. Novecento era uno che se tu gli dicevi “Una volta son stato a Parigi”, lui ti chiedeva se avevi visto i giardini tal dei tali, e se avevi mangiato in quel dato posto, sapeva tutto, ti diceva “Quello che a me piace, laggiù, è aspettare il tramonto andando avanti e indietro sul Pont Neuf, e quando passano le chiatte fermarmi e guardarle da sopra, e salutare con la mano”.

    “Novecento, ci sei mai stato a Parigi, tu?”

    “No.”

    “E allora…”

    “Cioè… sì.”

    “Sì cosa?”

    “Parigi.”

    Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c’è in Bertham Street, d’estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c’è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell’aria, l’aveva respirata davvero. Il mondo, magari, non l’aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l’anima.

    In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere, Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia… Tutta scritta addosso. Lui leggeva e, con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava… Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all’altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa. “

     

    Alessandro Baricco, Novecento